Le stime più recenti sull’età del nostro pianeta portano un valore di 4,567 miliardi di anni: da quando è nato ha subito mutamenti radicali dal punto di vista geologico e climatico e, per altrettanti miliardi di anni, continuerà a fare altrettanto. In questo articolo vogliamo descrivere brevemente la storia del pianeta roccioso che da circa 2,5 milioni di anni (dalla comparsa del genere Homo habilis) ci ospita e costituisce la nostra Casa. Prima di iniziare dobbiamo definire alcune condizioni entro le quali muoverci con facilità, formulare alcune ipotesi di base e formulare un punto di partenza, ovvero un istante di tempo dal quale iniziare la nostra storia. Anzitutto dobbiamo definire cosa è un pianeta roccioso:

Pianeta roccioso

è un particolare tipo di pianeta così come definito dalla UAI nel 2006 con delle caratteristiche ulteriori relative alla sua composizione chimica e materiale, in particolare la presenza dei seguenti sei elementi (o composizioni di essi):
Ossigeno, Silicio, Alluminio, Ferro, Calcio e Magnesio.

Questo significa che un pianeta roccioso possiede rocce, gemme e minerali di qualsivoglia struttura cristallina la cui composizione chimica contiene i sei elementi sopra elencati. Una definizione più estesa e lasca di pianeta roccioso, include nella lista anche altri tre elementi: sodio (Na), Potassio (K) e Nichel (Ni). Dobbiamo ora definire un punto di inizio della nostra storia, un istante t0 a partire dal quale misurare l’età della Terra: per evitare di dilungarsi troppo nella descrizione, ci baseremo sul fatto che il Sistema Solare si è da poco formato ed il Sole è appena entrato in sequenza principale.

I geologi suddividono la storia della Terra in 4 eoni, ovvero “la più estesa unità cronologica in cui è stata divisa l’età della Terra”:

  • Adeano
  • Archeano
  • Proterozoico
  • Fanerozoico

Ogni eone è suddiviso in periodi ed epoche. Analizziamo in dettaglio gli eventi più significativi di ogni periodo, eventualmente aggiungendo un’ulteriore suddivisione: infine le date che accompagnano il periodo rappresentano gli anni trascorsi dalla formazione del Sistema Solare.

Principali eventi sulla Terra avvenuti nell’eone Adeano. Fonte https://earthhow.com/hadean-eon/
Rappresentazione artistica dell’impatto fra Terra e Theia

Adeano (età della Terra: 50 milioni) In principio la Terra è una massa informe di lava incandescente, un vero e proprio inferno. Si tratta di un periodo più remoto della storia della Terra: i geologi lo hanno chiamato Adeano. La temperatura della Terra è di circa 3000° C e ruota velocemente su sé stessa: un giorno dura cinque ore. A causa della sua rotazione la forma della Terra è ovalizzata, ovvero schiacciata ai poli e condivide la sua fascia orbitale intorno al Sole con un altro pianeta dalle dimensioni di Marte chiamato Theia. Come un valzer gravitazionale, entrambi i pianeti stanno cercando un punto di stabilità orbitale all’interno del Sistema Solare, e si scontrano.

Non possiamo sapere con che modalità sia avvenuto: se l’impatto sia stato frontale o laterale, ma di sicuro lo scontro fu violento e i nuclei di entrambi i pianeti si compenetrano. I frammenti restanti si accumulano per accrescimento sul disco di rotazione terrestre e si forma la Luna. Il nostro satellite orbita vorticosamente intorno alla Terra: una rotazione impiega 8 ore e causa maree consistenti sulla lava fusa che si trova sulla fascia equatoriale terrestre. La Terra inizia a disperdere calore.

Adeano (età della Terra: 100 milioni) La Terra continua il suo processo di raffreddamento, la temperatura diminuisce, la massa di lava fusa inizia lentamente il suo processo di solidificazione. Probabilmente il processo di solidificazione inizia dai poli, dove minore è la forza mareale. Iniziano a formarsi una prima superficie solida che galleggia sul magma infuocato, La lava è composta da minerali e rocce vulcaniche la cui composizione è basata sui sei elementi descritti in precedenza, quindi il processo di solidificazione non avviene ad un’unica temperatura. Composti diversi hanno temperature di fusione diversi, quindi il processo di solidificazione comincia a partire dai minerali che hanno il punto di solidificazione più alto. Si formano quindi minerali come l’olivina ( Mg2SiO4), anortite, anortosite, pirosseni, feldspati e l’enstatite (MgSiO3) ed altri composti piroclastici. In funzione del loro peso specifico questi minerali precipitano sul fondo della sfera terrestre fino a trovare l’equilibrio idrostatico che li “fissa” ad una certa profondità dalla superficie terrestre: i più densi troveranno posizione più vicini al nucleo terrestre, gli altri nel mantello ed altri ancora vicino alla superficie. La solidificazione prosegue fino a formare una prima superficie nera dove il basalto (SiO2 – Al2O3), una roccia nera effusiva, ne costituisce il composto principale che galleggia sul magma infuocato sottostante. Con il passare del tempo la Terra diventa una sfera di basalto e dalle crepe infernali escono quantità enormi di anidride carbonica (CO2), azoto (N2), metano (CH4) e (poca) acqua: l’atmosfera è totalmente irrespirabile: non c’è traccia di ossigeno (O2), sebbene la Terra ne sia piena. Dove si trova, quindi? L’ossigeno si trova tutto sotto i piedi: nei composti, minerali e rocce; sulla superficie l’elettricità statica crea lampi, fulmini, tempeste e forti venti. La vita non può ancora esistere.

Adeano (età della Terra: 200 milioni) La Terra continua il suo processo di raffreddamento e si formano altri composti: la temperatura scende fino a permettere la solidificazione del granito. Il granito ha un peso specifico inferiore al basalto, quindi cerca di farsi largo nelle crepe ancora lasciate aperte sulla superficie, spunta e si erge sopra il basalto dando origine ai prime piccole montagne. Ormai la Terra è uno sferoide solido la cui superficie ha assunto il colore grigio dovuto al granito: è diventato un pianeta roccioso.

Adeano (età della Terra: 300 milioni) La Terra non è l’unico pianeta del Sistema Solare: contemporaneamente ad essa si sono formati anche i giganti gassosi che non si trovano nella posizione che conosciamo oggi, ma molto più vicini. Secondo l’ipotesi della Grande Virata, Giove e gli altri gassosi in quel periodo si trovano molto vicino alla Terra, e anch’essi, come la Terra, stanno cercando la sua valle di stabilità all’interno del Sistema Solare. Giove e Saturno, i due principali pianeti gassosi, entrano così in risonanza tra loro, le loro orbite si allargano e si spostano verso l’esterno, oltre la linea della neve1 del Sistema Solare (circa 5 u.a. all’epoca). Su queste orbite esterne si trova il materiale che non è riuscito ad aggregarsi per formare un nuovo pianeta del Sistema Solare sotto forma di asteroidi, nuclei cometari ed altri corpi rocciosi. Questi oggetti possiedono al loro interno e sulla superficie enormi quantità di molecole complesse basate sul carbonio (amminoacidi) insieme ad ammoniaca (NH3), anidride carbonica (CO2), metano (CH4) in forma solida e tantissimo ghiaccio d’acqua.

Adeano (età della Terra: 300 milioni) Questa Grande Migrazione dei giganti gassosi (molto massivi) provoca un’altrettanta migrazione dei corpi rocciosi minori verso l’interno del Sistema Solare, i quali si abbattono sui pianeti interni, tra cui Mercurio, Marte, Luna e, ovviamente la Terra. La Terra è sede di un continuo e incessante di bombardamenti meteorici per circa centinaia di milioni di anni: gli asteroidi cadono sulla Terra e portano con sé le prime molecole che costituiscono la vita e una grande quantità d’acqua. Inizialmente l’acqua evapora o sublima perché le condizioni (P, T) ancora lo consentono, ma poco a poco le condizioni di temperatura favoriscono la condensazione e le gocce si accumulano in terra e in atmosfera e col tempo si si forma un unico immenso oceano. Lo sappiamo per certo dall’analisi isotopica dell’ossigeno (si presenta in natura sotto forma di tre isotopi: O 16 O 17 e O 18) intrappolato all’interno dello rocce contenente zirconio, un minerale durissimo e uno dei più antichi presenti sulla Terra. Dato che la Terra era in grado di trattenere acqua allo stato liquido in superficie, significa che si trovava già nella zona abitabile del Sistema Solare (CHZ). Il Sole all’epoca era circa il 30% meno luminoso di oggi, quindi si ipotizza che la Terra dovesse avere un’atmosfera molto densa e ricca di CH4 e CO2 con una condizione (P, T) in grado di sostenere l’acqua allo stato liquido (paradosso del Sole debole). La Terra ha cambiato nuovamente colore, l’immenso oceano le dona un  colore azzurro.

Adeano (età della Terra: 500 milioni) La Terra è azzurra, e la terraferma è concentrata in un unico grande continente (probabilmente al polo sud) chiamato Rodinia. È a partire da questo periodo che si fa partire l’origine della vita: il dibattito è ancora aperto e ci sono diverse ipotesi. I primi microorganismi sono stati batteri monocellulari localizzati nelle profondità del mare, ancora non esposti alla luce del Sole, che traevano energia dalle rocce, presso i camini vulcanici utilizzando fotosintesi anossigenica (senza ossigeno) e sfruttando il calore generato dal camino e le quantità di acido solfidrico emesso dal camino, grazie alla seguente reazione.

6 CO2 + 12 H2S –> (C6H12O6) + 6 H2O + 12 S

Questi organismi chiamati procarioti, non avevano organi interni e potrebbe essere che sfruttassero per il proprio sostentamento anche i processi di organizzazione e di mineralizzazione delle rocce. Ancora non è noto il processo per cui molecole complesse basate sul carbonio siano intervenute nel processo della nascita e formazione della vita e probabilmente si trattava di un mondo a RNA, ovvero basato solo sull’acido ribonucleico, la molecola responsabile del processo di ereditarietà generica dell’organismo.

(continua)

1. linea della neve (frost line): distanza immaginaria dalla stella oltre la quale la temperatura e’ bassa da permettere la formazione di metano, ammoniaca, acqua e anidride carbonica allo stato solido (ghiaccio)

Bibliografia

(continua) Sebbene a partire dalla metà degli anni ’90 sappiamo che l’Universo stia ancora accelerando (e quindi creando lo spazio-tempo), alcuni ipotesi a latere della teoria dell’inflazione prevedono che alcune regioni avrebbero rallentato la loro espansione prima di altre, formando delle bolle (regioni) isolate tanto da dare luogo universi a se stanti (detto modello Universo inflazionario); si tratta di un processo inflativo inarrestabile ed eterno in grado di far emergere nuovi universi, in cui ogni bolla rappresenta un universo a se stante: noi viviamo in una di queste.

N possibili universi Ui fra loro incomunicabili. Il nostro universo reale e’ U1; gli altri sarebbero nati dal rallentamento inflattivo di alcune zone dello spazio. Disegno dell’autore.

Ed ecco quindi il collegamento con il pensiero di Everett: questi universi non esistono in uno spazio reale, ma solo in termini di probabilità; ogni volta che un osservatore (o un fenomeno fisico) provoca il collasso della funzione d’onda che descrive in maniera probabilistica lo stato quantico del sistema, nascono nuovi universi (una quantità pari al numero di eventi possibili) ognuno dei quali viene a realizzarsi un possibile esito dell’esperimento. Se per esempio consideriamo un evento descritto da tre possibili esiti, allora ogni esito si realizzerà in un universo bolla distinto U1, U2 e U3. Noi, osservatori, possiamo sperimentare solo uno di essi, pertanto sperimentiamo la presenza solo di uno di essi, quello in cui la funzione d’onda collassando ha dato luogo all’esito che abbiamo sperimentato.

Quanto puo’ essere grande ognuno di questi universi – bolla? Che relazione c’e’ fra il supposto rallentamento dell’espansione di alcune zone dell’Universo con la dimensione della bolla?

Proviamo a rispondere con delle considerazioni cosmologiche basate sull’eta’ dell’Universo secondo la Teoria del Big Bang. Per avere un’idea della grandezza del nostro Universo (e quindi un’idea delle dimensioni degli universi bolla) partiamo dalla sua eta’. Il nostro Universo possiede circa 13,7 miliardi di anni; a partire dall’era della ricombianazione (380.000 anni), esso si trovava nelle condizioni di temperatura tali da renderlo trasparente alla radiazione elettromagnetica; la luce era in grado di propagarsi nello spazio alla velocita’ c, un limite fisico invalicabile. Supponendo un Universo statico, possiamo pensare di calcolarne la dimensione con la formula s = v * c e associare tale misura alla dimensione del nostro universo bolla; un simile calcolo pero’ e’ sbagliato, in quanto non tiene conto del processo di continua espansione dell’Universo.

Consideriamo ora un osservatore posto in un qualsiasi punto P nel nostro Universo e chiediamoci quale sia la sua dimensione tenendo conto dell’espansione: esso sara’ limitato dallo spazio percorso dalla radiazione elettromagnetica che, dall’epoca della ricombinazione ad ora, e’ riuscita a raggiungere il nostro osservatore che nel frattempo si e’ allontanato a causa della creazione dello spazio – tempo dovuto alla espansione cosmologica dell’Universo. Chiamiamo questa distanza doss. La luce quindi durante il suo viaggio ha dovuto percorrere uno spazio molto maggiore rispetto all’ipotesi dell’Universo statico; questo significa che la radiazione (luce) che si trova ad una distanza superiore a doss non potra’ mai raggiungere l’osservatore. Dato che il limite doss e’ uguale in ogni direzione di vista, la regione che la racchiude rappresenta la sfera di dimensione massima dell’Universo rispetto all’osservatore locale P: tale regione di spazio-tempo si chiama universo osservabile di P. Per l’osservatore in P, potrebbero esistere oggetti celesti che si trovano sempre al di fuori del suo orizzonte osservabile (poiche’ si trovano ad una distanza ancora non coperta dal tragitto della luce, perche’ non ha avuto il tempo per coprirla) e oggetti che, in futuro, potranno sparire dal suo orizzonte cosmologico. In ogni caso, l’osservatore si trova in una regione di spazio-tempo incomunicabile con le regioni esterne al suo orizzonte cosmologico: solo cio’ che si trova all’interno di esso, e quindi all’interno del suo universo – bolla, potra’ essere non solo osservato, ma anche soggetto agli eventi ed alle leggi fisiche.

 

A causa dall’espansione dell’Universo, nell’intervallo di tempo (t1 – t0) la luce deve percorrere la distanza supplementare (d2 – d1). Se la creazione dello spazio-tempo avviene a velocita’ superiore di c, la luce proveniente dalla galassia G2 non fara’ mai in tempo a raggiungere G1. La galassia G2 col tempo si trovera’ fuori dall’universo osservabile doss della galassia G1. Disegno dell’autore.

Concettualmente e’ come se il nostro osservatore si trovasse all’interno di un buco nero ove l’orizzonte cosmologico rappresenta l’analogo all’orizzonte degli eventi. Tutto cio’ che vi e’ all’interno e’ misurabile in senso deterministico e in senso probabilistico in quanto racchiude tutte le infomraizoni dnecessarie alla descrizione del sistema. Alcuni ricercatori, fra cui Gott ha provato a fare una stima di massima dell’ordine di grandezza della dimensione dell’universo osservabile, e quindi indirettamente anche dell’unverso – bolla, considerando lo spazio percorso da un fotone dall’epoca della ricombinazione ad ora: il risultato e’ 92 * 109 anni luce, ove si ricorda che un anno luce e’ pari a 9,4 * 1012 Km. Complessivamente si tratta di una dimensione indubbiamente grande.

È possibile provare sperimentalmente l’esistenza del multiverso? Si tratta di un’impresa veramente ardua, visto che ogni singolo universo non può essere messo in comunicazione con altri equivalenti, tuttavia Yasunori Nomura (professore di fisica dell’Università della California a Berkeley) sostiene che la presenza di molti universi abbia influenza sulla curvatura del nostro Universo.

Visto che gli universi bolla, sebbene di dimensioni molto grandi, hanno dimensioni finite, una condizione necessaria alla validità della teoria del multiverso comporta una curvatura negativa dello spazio dell’Universo in cui viviamo. In un Universo a curvatura negativa per esempio, la luce non viaggia più in linea retta fra due punti, ma descrive una curva che rappresenta in ogni caso il percorso più breve (geodetica) all’interno dello spazio in cui è definita la metrica. Questo significa che se viviamo in un universo bolla all’interno di un multiverso allora la curvatura dello spazio del nostro Universo è negativa, ma non e’ vero il contrario: non basta una curvatura negativa per avvallare la validità della Teoria del Multiverso, in tal caso occorre valutarne numericamente la quantità.

Ad oggi, sempre grazie all’analisi della radiazione cosmica di fondo e al contributo della topologia applicata alla cosmologia sappiamo che, all’interno degli errori di misura, il nostro Universo è piatto; questo vuol dire, banalmente, che per in ogni punto dello spazio è possibile applicare il Teorema di Pitagora (con le sue conseguenze). Non possiamo per ora, ipotizzare altro se non rischiando di entrare in speculazioni, certamente la strada è ancora lunga, ma è interessante notare come una tesi di dottorato di 60 anni fa (1957), abbia ritrovato vigore in un campo così fertile come la cosmologia.

 

Riferimenti

Anche se puo’ sembrare una fantasia, il titolo del presente articolo potrebbe contenere un fondamento di verita’, almeno secondo le idee di alcuni riceracatori e studiosi del secolo scorso; secondo questi ultimi, il nostro Universo, potrebbe far parte di un impianto cosmologico piu’ grande in cui esistono piu’ universi. Se per qualcuno puo’ sembrare mera speculazione, per altri si e’ trattato di formulare una teoria che in modo coerente potesse estendere e spiegare due concetti attualmente fra loro incompatibili: il mondo atomico dominato dalla meccanica quantistica con il mondo della realta’ macroscopica.

Al contrario di quello che succede nel mondo macroscopico dove esiste una relazione causa – effetto, quello che succede nel mondo microscopico, a livello atomico, è legato alla meccanica quantistica, ovvero in termini di probabilità. Questa natura probabilistica è intrinseca della natura; non dipende dallo strumento di misura o dalla sua approssimazione: semplicemente esiste.

Consideriamo ad esempio la posizione di un elettrone; matematicamente è descritta da una funzione (funzione d’onda ) che e’ in relazione con la probabilità di trovarlo in una certa posizione: finché non effettuiamo la misura (la verifica di un evento) esso si trova ovunque all’interno della sua nube elettronica di probabilità.

Caratteristiche della funzione d’onda: il modulo quadro e’ proporzionale alla P(x,t) e la sua totalita’ indica la certezza dell’evento

L’elettrone si trova in uno stato di indeterminazione che viene risolto solo dopo aver portato a termine la misura: in questo modo l’indeterminazione scompare per far emergere un valore (l’esito della posizione). Semplificando, è come se la misura faccia collassare la funzione di probabilità P(x, t) al valore che l’osservatore sperimenta. La misura cambia lo stato del sistema quantistico (livello microscopico) facendo emergere un risultato ben definito nella realtà macroscopica: questa spiegazione si chiama interpretazione di Copenaghen, dal nome della città in cui negli anni ’20 Bohr, Heisenberg ed altri studiosi formularono questa idea. L’interpretazione di Copenaghen era, ed è ancora, la spiegazione più diffusa ma a partire dalla metà degli anni ’50 è iniziata ad affiancarsi la teoria del multiverso grazie ai lavori di un fisico americano Hugh Everett (1930 – 1982).

Il fisico Hugh Everett. Durante i suoi studi ebbe modo anche di lavorare sul tema della sicurezza nazionale per per il governo americano. Fonte: http://www.azquotes.com/quote/1121460

Inizialmente non venne presa molto sul serio, finché negli anni successivi le venne data maggior spazio negli ambienti accademici. Rispetto all’interpretazione di Copenaghen la Teoria del Multiverso (o Molti Universi) ha comunque il pregio – seppur non dimostrabile – di essere coerente, elegante e di cercare di uniforare due visioni differenti della Natura.

Il concetto alla base dell’ipotesi di Everett consiste nel considerare anche l’osservatore come parte integrante del sistema quantistico; in tal modo sia l’esperimento che la misura contribuiscono sullo stesso piano al collasso della funzione di probabilità. Quando l’osservatore con il suo strumento effettua la misurazione di uno stato quantico (supponiamo per semplicità di considerare solo due stati A e B) contribuisce in maniera probabilistica al risultato dell’esperimento: il fatto che noi nella realtà osserviamo il collasso della funzione in uno solo dei due stati (A, per esempio) significa che abbiamo sperimentato solo una delle due possibili realizzazioni del processo di misura (la nostra realtà), ma esisterà una seconda realtà parallela in cui il risultato della misura dello stato quantico sara’ B. In quest’ottica l’esito dell’esperimento si sdoppia in due realtà contemporanee in due universi distinti secondo la probabilità di occorrenza dell’evento; noi vivendo solo in uno dei due universi (il primo) sperimentiamo solo uno dei due (universo in cui il risultato della misura è A) senza interagire con l’altro universo che sperimenterà il risultato B.

Interazione fra mondo quantistico (a sininstra) e mondo reale (a destra). In ogni Universo si sperimenta solo uno dei possibili esiti distinti. Disegno dell’autore.

Il concetto si generalizza ad ogni possibile scelta associata alla distribuzione di probabilità: n possibili esiti ognuno di probabilità di realizzazione Pi (x) con 1 ≤ i ≤ N, daranno luogo a n possibili risultati, ognuno sperimentabile nel suo universo locale. Il film Sliding Doors (1998) rappresenta un buon esempio per spiegare questo concetto: la protagonista sperimenta due vite parallele ed indipendenti che nascono in seguito ad un evento che crea un bivio nella sua vita ad inizio film (perde il treno della metropolitana). Nella teoria dei Molti Universi ogni interazione fra il mondo quantistico (microscopico) con il mondo reale (macroscopico) causa una ramificazione della realtà in funzione delle opzioni di scelta; ogni possibile esito avrà luogo in un proprio universo distinto e isolato dagli altri. L’osservatore quindi può sperimentare solo il suo esito, quello all’interno del suo Universo – realtà.

Quale connessione c’è fra lo spazio degli eventi, e quindi gli Universi – esito, con il nostro Universo attuale in cui esistiamo? A parte speculazioni, gli astronomi hanno cercato di formulare delle ipotesi eleganti a partire dalla teoria attualmente più accreditata dell’evoluzione del nostro Universo: il Big Bang.

Dallo studio della radiazione cosmica di fondo sappiamo che l’età dell’Universo è di circa 13,8 miliardi di anni: e che a partire dai primissimi istanti dopo il Big Bang (10-35 secondi) l’Universo ha subito un’espansione enorme in un istante di tempo brevissimo (10-30 secondi) che ne ha aumentato le dimensioni di un fattore di 1030. Questa espansione, che va sotto il nome di teoria dell’inflazione, si è compiuta a velocità superluminali  (la Teoria della Relatività lo consente, in quanto solo l’informazione non può superare tale limite) ed è una dei pilastri della Teoria del Big Bang. Il significato che sottende questo processo non è ancora chiaro; si suppone sia dovuto alla rottura della simmetria delle equazioni che cercano di descrivere (dovrebbero) le interazioni fra le quattro forze fondamentali: la Teoria del Tutto (continua).

 

Riferimenti