Archivio

Archive for the ‘Astronautica’ Category

Presentazione

Alcuni giorni fa, l’equipaggio dell’Endeavour, tra cui l’astronauta italiano Roberto Vittori, è attraccato sulla ISS a circa 300 Km di altezza sopra di noi; le operazioni di aggancio sono state correttamente eseguite ed, al momento in cui scrivo, ci sono due astronauti italiani in orbita intorno alla Terra.

La notizia non ha avuto molta eco sui media, forse perché siamo ormai abituati e non ci facciamo più caso, ma eventi come questi sono possibili perché in passato alcune persone hanno investito molte energie in termini di ricerca affinché ciò che oggi assistiamo rientri nella normalità delle cose.

Non è passato molto tempo dal primo volo orbitale, sono trascorsi appena cinquanta anni dall’impresa di Yuri Gagarin che ha reso possibile questi risultati. In occasione di questa ricorrenza, la presentazione ripercorre le fasi principali del volo di Gagarin, assieme ad una breve biografia del cosmonauta e gli sforzi compiuti dalla ricerca sovietica per entrare nella storia.

La conferenza avrà luogo venerdì 3 giugno alle 21:30 presso la sede del GAV e presso la Sala Polifunzionale della biblioteca di Lissone il 18 giugno alle 22:15 all’interno della manifestazione ‘La Notte dei Libri’.

La conferenza è citata anche nella sezione astro iniziative sul sito della UAI.

Questo è il link all’animazione flash con l’orbita della Vostok 1 ed infine qui c’è il link ad una breve animazione tratta dal sito de ‘Il Corriere della Sera’.

Elena Gagarina (figlia di Gagarin), Leonov ed altri ricordano la figura di Gagarin in quest’intervista per EuroNews. (link)

Alessandro Fumagalli

Yuri Gagarin – il volo

Tutto è pronto dicevamo …

Ecco brevemente quello che accadde in accordo l’ora locale di Mosca.

Ore 8:51 Gagarin ascolta della musica e rimane in attesa.

Ore 8:57 Preparazione alle operazioni di accensione del vettore 8K72K.

Ore 9:07 (T = 0 s) Decollo dalla piattaforma di Baikonur (ora in Kazakistan).

Ore 9:09 (T = 119 s) Distacco dei quattro sovralimentatori del terzo stadio ed il cono di protezione in testa al vettore. Gagarin subisce un’accelerazione maggiore di 5 g (inferiore comunque ai valori estremi a cui si era sottoposto in fase di addestramento)

Ore 9:12 (T = 300 s) Anche il secondo stadio si spegne (il corpo centrale) e si accende il motore dello stadio finale.

Ore 9:18:15 (T = 676 s) Si spenge il terzo stadio. In orbita !!

Gagarin è il primo essere umano in volo orbitale intorno alla Terra; percorre un’orbita ellittica inclinata di 65° e 4’ rispetto all’equatore terrestre e si muove in direzione est (vedi figura).


L'obita di Gagarin - fonte http://www.svengrahn.pp.se

Kedr è il nome in codice del passeggero.

La capsula viaggia a circa 27400 Km/h e raggiunge un’altezza massima di 302 Km (apogeo) ed un’altezza minima di 175 Km (perigeo). Gagarin descrive le sensazioni che prova, ciò che vede dal visore e le reazioni del suo corpo in condizioni di gravità ridotta.

“Il volo procede regolarmente…  Mi sento bene …  La Terra è azzurra e  bellissima…  Vedo le nuvole … “ (Yuri Gagarin, 12 Aprile 1961)

Ore 9:21 Gagarin è sopra la penisola della Kamchatka.

Ore 9:32 A Shemya (Alaska), una stazione americana, capta le comunicazioni tra Gagarin e la base, demodulando il segnale video.

Ore 9:37 Gagarin incrocia sopra le isole Hawaii.

Ore 9:48 Gagarin ha da poco passato l’equatore. Tutto OK. Trasmette i parametri stato (Temperatura,  pressione interna e dei retrorazzi ed umidità)

Ore 9:49 E’ notte, si trova dentro l’ombra della Terra.

Ore 10:00 La TASS (agenzia stampa U.R.S.S.) emette un comunicato ufficiale. Il comunicato è dato con ritardo di circa un’ora dal lancio una volta che i parametri orbitali e l’inserimento in orbita sono corretti e la capsula percorre l’orbita prestabilita.

Ore 10:10 La notte è finita, la Vostok vede l’alba. Il sistema di orientamento solare si attiva in anticipo e grazie agli ugelli laterali, la capsula si mette in posizione per il rientro.

Ore 10:25 Sopra l’Angola si accendono i retrorazzi per il rientro, ma si spengono in anticipo. La capsula sobbalza ed inizia a roteare su se stessa, la PO (il modulo di strumentazione) non si separa completamente dalla SA (apparato di discesa): i cavi rimangono attaccati e Gagarin, ancora all’interno della PA, si trascina dietro un peso pericoloso. Rischia di perdere l’assetto corretto per il rientro.

Ore 10:35 Fortunatamente i cavi si staccano (molto probabilmente bruciano nell’atmosfera).

Raggiunti i 7000 metri di quota Gagarin si eietta e, dopo essersi separato dal sedile, apre il paracadute.

Ore 10:55 La capsula, anch’essa fornita di paracadute, atterra.

La Vostok 1 a terra. A sinistra si intravede il paracadute

Ore 11:05 Atterra a sud ovest di Engels, nella regione di Saratov, in un campo di contadini.

La prima persona che Gagarin, in ottima salute, incontra è la contadina Anna Takhtarova. Una volta informato il personale tecnico viene scortato a Kuybyshev, sul Volga dove i responsabili della missione, dopo aver esaminato la capsula, lo raggiungeranno.

L’evento fa presto il giro del mondo e per l’U.R.S.S. è un vero trionfo; nei giorni seguenti il neo promosso maggiore Gagarin viene festeggiato sulla Piazza Rossa assieme a Nikita Kruscev e diventa un eroe nazionale. Per motivi politici fu escluso da ogni altra attività di volo ma continuò a collaborare alla preparazione di altre missioni spaziali e allo sviluppo della navicella Sojuz.

Più tardi riuscì a ottenere il premesso di riprendere a volare, così la mattina del 27 marzo 1968 decollò dalla base di Chkalovskijj con un MIG-15 UTI assieme al copilota Seregin. Fu il suo ultimo volo: poco dopo il decollo, l’aereo precipitò. Scattò subito l’allarme e furono allertate le squadre di soccorso ma oramai era troppo tardi: ciò che fu recuperato venne cremato. L’urna con le ceneri di Gagarin riposano oggi nelle mura del Cremlino.

Un’apposita commissione nello stesso si occupò della tragedia e stabilì che la causa della tragedia era da cercare in un errore del pilota: per evitare la collisione di un pallone sonda Gagarin effettuò una virata improvvisa ed, unitamente alle condizioni meteo sfavorevoli, l’aereo precipitò. Il rapporto però non venne accettato dai suoi colleghi cosmonauti più esperti e, nel 1986  una nuova inchiesta ha scartato l’errore umano.

In primis l’equipaggio non aveva informazioni adeguate riguardante l’altitudine massima delle nuvole nella zona, inoltre altri aerei erano presenti nella zona. Quando l’equipaggio ricevette l’ordine di rientrare, iniziò la manovra di discesa volando in un denso strato di nubi; in quel momento un secondo aereo (un MIG-15) gli passò vicino e l’aereo di Gagarin entrò in un vortice d’aria e venne disorientato dallo strato di nubi. Quando Gagarin e Seregin uscirono dalle nubi l’equipaggio si trovò più basso di quanto avevano previsto e non ebbero il tempo per riportare l’aereo in quota.

Gagarin aveva dimostrato che l’uomo era in grado di volare oltre ogni limite, l’esplorazione dello spazio non si limitava più all’invio di sonde e la presenza fisica dell’uomo apriva nuove frontiere. Il volo di 50 anni fa ha rappresentato un punto di partenza soprattutto per la scienza ed ha creato nuove prospettive reali di ricerca per nuove discipline quali le telecomunicazioni, l’aeronautica, la meteorologia e la medicina.

P.S. Vi consiglio di guardare (in HD) “The First Orbit”, un film gratuito che ripercorre, con l’aiuto della ISS, l’orbita di Gagarin sovrapponendo immagini di oggi con quelle dell’epoca insieme a spezzoni di audio originale. La fotografia è diretta da Paolo Nespoli. Si trova qui.

Yuri A. Gagarin (9 Marzo 1934 - 27 Marzo 1968)

Yuri Gagarin

Yuri Alekseevič Gagarin nasce il 9 marzo 1934 a Klushino, vicino a Smolesk (Oblast) da padre falegname e madre contadina trascorrendo l’infanzia con la famiglia in un kolchoz insieme ai suoi tre fratelli; durante la Seconda Guerra Mondiale i tedeschi occuparono il terreno dove sorgeva la fattoria di famiglia e Yuri fu costretto a interrompere la scuola. Al termine della Guerra si trasferì a Mosca dove frequentò una scuola per diventare fonditore e fece conoscenza con il prof. Ivanovich, suo professore di fisica.

Nel 1951 frequentò la scuola industriale di Saratov, dove si iscrisse alla scuola di volo locale (club aeronautico) e nel 1955 ricette il battesimo del volo su uno YAK 18; da subito si distinse dagli altri compagni per il suo talento e, nell’autunno dello stesso anno, decise di iscriversi all’Accademia Aeronautica Sovietica di Orenburg.

Qui ricevette una differente formazione tecnica: studiò il funzionamento degli aerei a reazione, i motori e la termodinamica. Anche in quest’occasione si distinse per le sue doti brillanti ed, una volta guadagnata la stima dei suoi superiori, iniziò a pilotare i MIG sotto la guida del suo istruttore Yadkar Akbulatov.

Nel novembre 1957 si diplomò presso la scuola militare con alto profitto e venne promosso a tenente dell’Aeronautica Sovietica; in questo stesso periodo conobbe la sua futura moglie Valya Goryacheva e nacque la sua prima figlia Helena. Grazie ai suoi alti meriti ebbe la facoltà di decidere la sua destinazione operativa e si trasferì nella base di Nikel (Murmansk), oltre il circolo polare artico con altri compagni di scuola.

Qui iniziò a fare pratica con i voli notturni sui MIG-15 ed a volare in condizioni meteorologiche difficili e fece quindi domanda per essere ammesso nel programma spaziale sovietico.

Nell’ottobre 1959 le commissioni esaminatrici presiedute dal colonnello medico Karpov selezionarono presso i maggiori centri del Paese, tra cui l’Ospedale dell’Aviazione di Mosca i primi candidati per il programma spaziale (più di 3000 candidati). Sin dall’inizio la selezione si mostrò molto dura, la commissione dovette tener conto delle caratteristiche fisiche del cosmonauta, che dovevano essere compatibili con quelle della navicella (c’era un limite alla massima altezza ed al peso). Inoltre dal punto di vista delle condizioni fisico/cliniche la vista, l’udito e il cuore dovevano essere in ottime condizioni.

Ii tecnici dovettero affrontare i primi problemi legati al volo spaziale, come ad esempio:

  • Può un essere umano sopravvivere nello spazio?
  • Un essere umano può ingoiare cibo?

Era necessario pianificare una campagna di esperimenti per rispondere a queste ed altre domande che oggigiorno sono diventate elementari.

I test che i candidati dovettero superare erano veramente duri e consistevano in test di stress (come la capacità di risoluzione di problemi matematici in condizione di disturbo sensoriale), test di esposizione ad alte temperature e test di accelerazioni/decelerazioni improvvise con la centrifuga.

Gagarin superò brillantemente tutte le prove ed entrò nella rosa dei venti candidati finali; si trasferì quindi a Mosca presso la ‘Città delle Stelle’. Il programma di addestramento divenne sempre più impegnativo e i venti candidati ebbero anche una preparazione teorica di astronomia, fisica, teoria del volo e medicina; le selezioni inoltre consideravano molto importante la pratica sportiva, soprattutto il nuoto.

Il 25 gennaio 1961 Gagarin apprese di essere nella squadra dei sei candidati finali; per scegliere il candidato finale si rendeva necessaria una successiva scrematura derivante da altri esperimenti voli su aerei Tupolev che simulavano l’assenza di peso e diversi lanci con il paracadute per simulare la ‘discesa’.

La decisione finale di Korolev cadde su Yuri Gagarin quattro giorni prima del lancio, e fu stabilito che la sua riserva era Gherman Titov (il cosmonauta della Vostok 2). La notte precedente alla missione Yuri dormì in una baita (oggi monumento nazionale) assieme a Korolev vicino alla piattaforma di lancio ed alla mattina, dopo aver indossato una tuta arancione, venne trasferito presso la rampa di lancio. Durante il viaggio si fermò a fare pipì sulla ruota del pullman e da allora è diventata una tradizione per tutti i cosmonauti.

Interno della Vostok 1

Ecco in breve alcune caratteristiche della capsula Vostok 1:

  • Forma: sferica di raggio 230 cm (La sfera richiede pochi controlli in fase di assetto).
  • Peso: 2460 Kg (Modulo di discesa) + 2270 Kg (Modulo di strumentazione)
  • La capsula conteneva aria a circa 1 atm 4/5 N2 e 1/5 O2
  • Tre oblò per osservazioni ottiche.
  • Seggiolino eiettabile di 800 Kg con sistema a paracadute.

Strumentazione di bordo:

  • Telecamera Topaz a bassa risoluzione.
  • Una manopola per il controllo manuale (da usare solo in casi di emergenza e sotto diretto comando del centro di controllo)
  • Un ricevitore radio.
  • Contenitore per il cibo.

Il razzo 8k72k. Fonte http://www.astronautix.com

Ricordiamo che Gagarin rappresentava il passeggero ed doveva essere trasportato e la capsula comandata dalle stazioni di controllo di terra, questo perché si temeva che nello spazio il pilota potesse soffrire di disturbi fisici o mentali e non si voleva correre alcun rischio.

Un particolare sensore solare era utilizzato come sistema di orientamento e manteneva l’asse dell’ugello principale rivolto verso il Sole, di conseguenza la spinta della caspula era sempre opposta al Sole, sia al decollo che alla discesa. Oltre al sistema di assetto c’erano a bordo dei giroscopi per il controllo dell’imbardata ed uno specchio per il controllo del rollio e beccheggio.

Un razzo di classe R7 8K72K tre stadi con un’altezza complessiva di 38 m venne utilizzato per portare in orbita Gagarin; esso derivava da un analogo razzo due stadi utilizzato per il trasporto delle testate nucleari che in pochi mesi venne re ingegnerizzato con nuovi motori in grado di generare una capacità di spinta adeguata. Da terra, sette stazioni avevano il compito di mantenere le comunicazioni radio con la Vostok e di trasmettere/ricevere informazioni di telemetria della navicella per il controllo dei parametri orbitali e di bordo.

Ormai tutto era pronto, e la mattina del 12 aprile 1961 alle 8:51 Yuri Gagarin, un uomo di 27 anni, si trovava sulla rampa di lancio di Baikonur all’interno della Vostok 1 in attesa di entrare nella storia. (continua)

Le missioni di preparazione

Il primo obiettivo, ovvero l’inserimento di un satellite artificiale in orbita terrestre, fu raggiunto il 4 ottobre 1957 con il lancio dello Sputnik 1; si trattava in pratica di una sfera di 83 Kg che inviava un segnale radio periodico a terra.

Lo Spunik 1. Fonte: http://nssdc.gsfc.nasa.gov

Il 3 novembre 1957 l’Unione sovietica lanciò lo Sputnik 2: a bordo c’è la cagnetta Laika (un husky) con lo scopo di studiare le reazioni degli esseri viventi; come da progetto non era prevista alcuna fase di rientro e ad ogni modo, la cagnetta morì poche ore dopo il decollo. Al termine della missione la capsula si disintegra nell’atmosfera.

Parallelamente all’U.R.S.S., anche gli U.S.A. danno avvio ad un programma di ricerca spaziale gestito dalla Marina Militare: si assiste ai primi fallimenti del vettore Vanguard che, nel 1957, esplode sulla rampa di lancio. Bisogna aspettare il 31 Gennaio 1958 (quasi 3 mesi dopo i sovietici) quando l’Explorer I diventò il primo satellite americano ad orbitare intorno alla Terra. Nell’ ottobre 1958 la NASA (nata pochi mesi prima)  portò a termine i primi successi delle sonde Pioneer.

Il 1959 segna una data importante per l’Unione Sovietica: vengono lanciate le prime sonde all’esterno della zona d’influenza terrestre:

  • Lunik 1, primo oggetto ad inserirsi in orbita eliocentrica.
  • Lunik 2, la quale raggiunge la Luna ma si schianta sulla superficie.
  • Lunik 3, che consente per la prima volta di esplorare la faccia nascosta della Luna

Una volta acquisita la capacità di gestione e controllo del vettore era fondamentale fare dei test con degli esseri viventi come equipaggio: era un passo essenziale per capire come preparare i successivi voli umani. Non tutti si terminarono con successo, ovvero con il rientro a terra dell’animale dopo essere stati in orbita; il 28 giugno 1960 il razzo Vostok 1 con a bordo Bars e Lisichka ad esempio, entrambe ‘addestrate’ per il volo, esplose in cielo.

Parallelamente ai test su esseri viventi, l’U.R.S.S. invia alcune sonde con a bordo Ivan Ivanovich, niente altro che un manichino con dei sensori usati per verificare le reazioni del corpo umano alle condizioni dello spazio ed ad un volo orbitale.

Seguono quindi altre missioni, il 15 Maggio 1960 viene lanciato lo Sputnik 4 con lo scopo di testare la strumentazione di bordo e la telemetria, ma il successo più conosciuto di quell’anno si registrò il 19 Agosto 1960, quando lo Sputnik 5 con a bordo Belka e Strelka rientrarono a terra sane e salve dopo 18 giri del globo terrestre. Per la prima volta un essere vivente è tornato vivo dallo spazio.

Seguirono altre missioni con lo scopo di esplorare il ‘vicinato’ della Terra, ovvero Venere (Sputnik 7 e Sputnik 8) e di sperimentare il rientro a terra: Sputnik 9 (9 Maggio 1961) e Sputnik 10 (25 Marzo 1961).

Facciamo ora un passo indietro di qualche anno e vediamo come nacque l’idea e la scelta della capsula spaziale.
Il progetto base dell’Ufficio Progettazione Sperimentale dell’U.R.S.S. nel 1956 prevedeva inizialmente lo sviluppo di due progetti paralleli:

  • progetto 1: basato su un modulo di ricognizione terrestre (OD-1)
  • progetto 2: basato su un modulo per il lancio di esseri viventi, dei cani, nello spazio (OD-2)

Il primo (OD-1) consisteva in un satellite spia, mentre per il secondo (OD-2) era fondamentale il rientro in sicurezza e, per a tal scopo, venne deciso di utilizzare un sistema di paracaduti.
I responsabili scrissero una relazione di progetto che chiariva i punti da affrontare (Febbraio 1958), ma a causa dei limiti di gestione del sistema ed una migliore gestione delle risorse la scelta cadde sul secondo.
Korolev ed il suo staff ottennero così il via libera da Mosca alla progettazione della navicella. Secondo le specifiche essa doveva essere composta da:

  • Uno stadio per l’alloggio del cosmonauta ed il rientro. (Modulo SA)
  • Un secondo stadio per la strumentazione. (Modulo PO)

Il Modulo SA era una sfera di 2,5 m di diametro (per minimizzare gli sforzi termici e per migliore gestione dell’assetto) al cui interno era alloggiato un sedile eiettabile dal peso di circa 3000 Kg.

Il Modulo PO, dal peso di circa 2270 Kg, era un oggetto a perdere: aveva una forma conica e conteneva la sezione strumentazione ed un motore che poteva essere acceso una sola volta.

La capsula sopra descritta rappresentava il mezzo per raggiungere l’obiettivo: oltre ad essa mancavano comunque due elementi fondamentali: un razzo vettore molto potente in grado di metterla in orbita ed un essere umano selezionato da una speciale commissione esaminatrice che si facesse trasportare.
Il passeggero era il 27 enne Yuri Alekseyevich Gagarin ed ora, prima di descrivere il volo, vediamo brevemente la sua formazione ed il duro processo di selezione che i circa 3000 candidati dovettero affrontare. (continua)

Bibliografia

L’astronautica sovietica

La storia dell’esplorazione spaziale ha rappresentato la realizzazione del sogno più antico dell’Umanità: inviare un uomo nello spazio e farlo rientrare a Terra in sicurezza all’interno di una dedicata capsula spaziale.

Ciò che è accaduto negli ultimi cinquanta anni del secolo scorso rappresenta l’insieme degli sforzi effettuati dalle due principali potenze mondiali (U.S.A. ed U.R.S.S.) per raggiungere questo ambizioso obiettivo: in palio c’era (ed in parte ancora lo è) la superiorità nel campo della scienza e della tecnica, nonché una questione di prestigio ed orgoglio nazionale.

All’epoca questi ideali erano maggiormente sentiti, soprattutto se facciamo riferimento alla contrapposizione delle due ideologie politiche che al termine della Guerra hanno creato due nuovi ordini mondiali.

L’impresa di Yuri Gagarin fu il risultato finale di un intenso lavoro di ricerca, impegno ed investimenti che vide impegnato i migliori scienziati e ricercatori dell’epoca;  come spesso accade, il risultato finale venne realizzato grazie anche agli studi di fisica condotti da alcuni pionieri i quali pensavano che andare nello spazio fosse un obiettivo realizzabile e non relegato in un libro di Giulio Verne.

Fantascienza a parte, la possibilità reale di inviare un essere vivente nello spazio e farlo rientrare a Terra era già stata ipotizzata agli inizi del XX secolo: l’idea di base era di costruire un razzo vettore molto potente in grado di superare l’attrazione gravitazionale terrestre sulla superficie, ovvero una velocità maggiore a quella di fuga sulla Terra: 11 Km/s (circa 40300 Km/h). L’uomo avrebbe trovato sistemazione in un modulo abitativo in grado di garantirgli la sopravvivenza per tutto il viaggio.

Il primo a ritenere realizzabile quest’idea fu Konstantin Ciolkovskij (1857 – 1935): egli formulò l’equazione del razzo che è alla base della propulsione spaziale; essa lega la variazione di velocità con il rapporto fra la massa iniziale e finale del razzo alla partenza. Negli stessi anni ricordiamo anche il lavoro pionieristico del tedesco Herman Oberth (1894 – 1989) che disegnò la prima tuta spaziale e s’impegnò nello studio del funzionamento dei propulsori ed infine Robert Goddard (1882 – 1945), americano, il quale progettò il primo razzo a propellente liquido.

Nel decennio 1920 – 1930 l’intuizione di Ciolkovskij fu confermata e nel corso della Seconda Guerra Mondiale fu approfondita dai tedeschi interessati all’utilizzo dei razzi per scopi bellici. Il principale protagonista di quel periodo storico fu Wernher von Braun (1912 – 1977), da molti considerato il massimo esponente della storia dell’astronautica: grazie a lui si formarono moltissimi scienziati che, dopo il 1945, migrarono alcuni in U.R.S.S. ed altri in U.S.A.

Von Braun progettò le V2, una classe di missili balistici usati durante i bombardamenti tedeschi su Londra nel 1944: essi erano vettori molto precisi ed essendo portati da strutture facilmente manovrabili, rendeva le loro postazioni di lancio difficili da localizzare.

Le due maggiori potenze vincitrici della Seconda Guerra Mondiale (U.S.A ed U.R.S.S.) pensarono che i missili balistici intercontinentali (ICBM) con propulsione a razzo fossero il mezzo migliore per trasportare un ordigno nucleare. Iniziò così la corsa agli armamenti che, unitamente alla contrapposizione sul piano ideologico, sfociò in uno stato di tensione ed equilibrio del terrore noto come Guerra Fredda.

Questa situazione portò allo sviluppo di nuove discipline nel campo della scienza come la ricerca nucleare e la missilistica; l’Unione Sovietica fece tabula rasa di quello che rimaneva delle industrie tedesche, appropriandosi della tecnologia delle V2: nacquero così i missili balistici R1.

Sergei Korolev. Fonte http://www.thespacereview.com

Il direttore del programma di ricerca missilistica sovietica dell’epoca era Sergei Pavlovich Korolev (1907 – 1966), un ingegnere ucraino che negli anni 1930 s’interessò della costruzione di razzi a propellente liquido. L’ingegnere, che conobbe i campi di valoro nel 1938, riuscì a realizzare il primo razzo sovietico a propellente liquido e il primo R1.

Dal punto di vista tecnologico l’U.R.S.S uscì vittoriosa nel confronto con gli U.S.A. dalla prima fase alla corsa allo spazio (1948 – 1961) ed il volo di Gagarin, che in seguito descriveremo, rappresenta il punto più alto raggiunto dai sovietici ed una grossa vittoria nei confronti dell’avversario politico; ma da dove nacque questa superiorità sovietica? Una risposta plausibile può essere la seguente: gli U.S.A. erano superiori e più avanzati dal punto di vista della tecnologia nucleare: potevano costruire bombe più leggere e compatte che non richiedevano vettori potenti per il trasporto. Questo vantaggio iniziale divenne uno svantaggio per gli americani nel dopoguerra, quando i russi, che usavano dispositivi nucleari più semplici ma più pesanti, erano costretti ad usare lanciatori più potenti.

L’U.R.S.S. si trovava così in una posizione di vantaggio tecnologico poiché poteva contare su vettore con una capacità di carico maggiore rispetto a quelli americani, quindi più adatti a trasportare sonde, capsule …

L’obiettivo del programma sovietico era ambizioso: mandare il primo essere umano della storia nello spazio in una capsula che lo protegga, compiere un’orbita intorno alla Terra e farlo rientrare vivo. L’obiettivo finale fu raggiunto tramite gli obiettivi intermedi qui sotto elencati: non mancarono anche insuccessi e fallimenti che, come si sa, formano ed aiutano a crescere:

  • Invio di un satellite in orbita intorno alla Terra.
  • Invio di un essere vivente (un cane, una scimmietta) in orbita. Non è richiesta alcuna fase di rientro.
  • Studio della fase di rientro con altri esseri viventi e manichini.
  • Invio e rientro di un essere umano
Vedremo prossimamente come si concretizzò questa fase propedeutica al volo di Gagarin. (continua)

Bibliografia

Wernher Von Braun

Wernher von Braun nacque a Wirsitz il 23 marzo 1912 nella Prussia; fu una delle figure principali nello sviluppo della missilistica e dell’esplorazione spaziale dal 1930 al 1970; si innamorò sin da giovane della possibilità dell’esplorazione spaziale leggendo i racconti di Jules Verne, H. Wells e di Herman Oberth (“Il missile nello spazio interplanetario”); si applicò così tanto negli studi di fisica e matematica fino ad eccellere in quel campo.

Da giovane nel 1930 frequentò l’istituto di Tecnologia di Berlino e successivamente entrò nella “Società dei voli spaziali” dove assistette Hermann Oberth nei test sui razzi a motore con combustibile liquido e ricevette il diploma, si iscrisse quindi all’Università di Berlino dove iniziò il suo lavoro di ricerca per nuove tecniche di razzi a combustibile e li completò conseguendo un dottorato in fisica.

Badge militare di Von Braun

A quel tempo i test sui razzi erano mantenuti segreti dai tedeschi, pertanto venivano condotti in una località segreta nei pressi del villaggio di Peenemünde, sul Mar Baltico. Dornberger divenne comandante e von Braun nominato suo direttore tecnico. In collaborazione con la Luftwaffe, il gruppo di Peenemünde sviluppò i propulsori a combustibile liquido sia per i caccia che per i jet, oltre al missile balistico a lungo raggio A-4, e il missile supersonico anti-aereo Wasserfall. A causa di forti pressioni, von Braun nel novembre 1937 entrò nel Partito Nazista e nel mese di maggio del 1940 diventò un ufficiale delle SS.

Nel novembre del 1942, Adolf Hitler approvò la produzione degli A-4 come “arma di rappresaglia” e ventidue mesi dopo venne messo a punto il primo A-4, denominato in seguito V2.

Nel marzo 1944 la Gestapo arrestò von Braun per crimini contro lo stato a causa della sua continua pubblicità sulla possibile costruzione di missili capaci di andare nello spazio, ma le accuse caddero dato che era in costante crescita il suo coinvolgimento nella costruzione di macchine da guerra.

Nella primavera del 1945, con l’Armata Rossa giunta a 160 Km da Peenemünde, von Braun e suoi collaboratori si consegnarono agli americani, i quali, appena capirono di avere di fronte degli ingegneri di primissimo piano, mandarono subito l’esercito a Peenemünde per requisire tutto ciò che restava dei V2 e distruggere entrambe le fabbriche.

Nel giugno 1945, il Segretario di Stato americano ordinò il trasferimento sul suolo americano degli specialisti tedeschi facenti capo a von Braun: “Operazione Fermacarte”. I primi sette arrivarono a Wilmington nel Delaware, il 20 settembre 1945. In seguito, vennero trasferiti a Boston, e successivamente, ad eccezione di von Braun, nel Maryland per classificare i documenti di Peenemünde che avrebbero permesso agli scienziati di continuare gli esperimenti missilistici. Finalmente, von Braun e altri 126 suoi colleghi, si stabilirono a Fort Bliss, nel Texas, in una grande installazione militare a nord di El Paso.

Wernher von Braun

In America von Braun ed ai suoi ingegneri dovettero lavorare in condizioni molto dure; furono loro imposte condizioni quasi penose: separati dalle famiglie, rimaste in Germania, si trovarono a vivere in baracche dissestate, prive di servizi e sotto costante sorveglianza. Non potevano infatti uscire da Fort Bliss liberamente, ma solo sotto scorta.

A Fort Bliss, lo staff di von Braun addestrò il personale militare, industriale e universitario sulla complessità della missilistica, lanciando nel New Mexico alcuni V-2 arrivati integri dalla Germania. Proseguirono inoltre gli studi sulle future applicazioni dei razzi militari.

Nel 1950 von Braun ed il suo staff vennero trasferiti a Huntsville, in Alabama, dove vi rimasero per vent’anni. Nominato direttore della Divisione di Sviluppo dell’ABMA (“Army Ballistic Missile Agency”), condusse fino al 1956 la squadra di sviluppo dell’esercito alla creazione del razzo Redstone.

Il 4 ottobre 1957 gli Stati Uniti vennero colti di sorpresa dalla notizia del primo lancio di un satellite sovietico, lo Sputnik 1; cercando di correre subito ai ripari, venne anticipato il lancio del Vanguard al dicembre 1957, ma il lancio fallì. Von Braun ebbe finalmente via libera ed in soli tre mesi mise in orbita il primo satellite artificiale USA, lo Jupiter-C. Il satellite Jupiter-C, che mise in orbita l’Explorer 1, segnò l’inizio del programma spaziale americano. Era il 31 gennaio 1958.

Nel 1952 von Braun presentò il primo progetto per l’esplorazione di Marte e un progetto per una stazione spaziale orbitante, pubblicati sulla rivista “Collier”. Nell’articolo dedicato alla stazione spaziale si leggeva che aveva un diametro di 75 m, la sua orbita era ad una altezza di 1700 Km e girava su se stessa per creare una gravità artificiale.

Dagli articoli di Collier’s nacque anche una versione televisiva sull’esplorazione dello spazio, prodotta da Walt Disney, che andò in onda in tre puntate: L’uomo nello spazio, L’uomo e la luna e Marte ed oltre; Von Braun fece da direttore tecnico.

Nel luglio del 1958 fu costituita per legge la NASA e due anni dopo von Braun ed il suo Staff si trasferì nel nuovo centro spaziale: il Marshall Space Flight Center, in Alabama dove venne nominato direttore del centro dal 1960 al febbraio del 1970.

Il primo importante progetto al Marshall Center fu lo sviluppo del Saturn, un razzo in grado di portare astronauti sulla Luna. Il sogno di von Braun di vedere un uomo sulla Luna, si concretizzò il 16 luglio 1969, quando il razzo Saturn V, sviluppato al Marshall, portò l’equipaggio dell’Apollo 11 sulla Luna.

Nel 1970, von Braun venne nominato delegato al NASA’s Deputy Associate Administrator for Planning, trasferendosi con la sua famiglia a Washington. Con l’interruzione del programma Apollo, von Braun si accorse di avere una visione del futuro della corsa allo spazio profondamente diversa da quella della NASA, quindi nel giugno 1972 rassegnò le sue dimissioni.

Dopo aver lasciato la NASA divenne vice-presidente delle industrie Fairchild (settore aerospaziale) nel Maryland, dove fu attivo nella promozione del National Space Institute. Von Braun riuscì a convincere la responsabile del centro (Carol Rosin) del pericolo della proliferazione delle armi spaziali e del perché dovevano essere bandite. La Rosin continuò l’azione di von Braun nella promozione del divieto delle armi spaziali e nella trasformazione del complesso industriale militare in un’industria pacifica di esplorazione dello spazio, co-fondando “l’Institute for Cooperation in Space” (Istituto per la Cooperazione nello Spazio).

Nel 1976 von Braun divenne membro del consiglio di amministrazione della Daimler-Benz nonché consulente scientifico di Lutz Kayser, CEO della tedesca OTRAG (Orbital Transport und Raketen), la prima compagnia privata ad occuparsi della produzione di veicoli di lancio.

All’apice della sua attività, von Braun scoprì di soffrire di cancro; malgrado le cure, il tumore continuò a progredire, costringendolo a lasciare la Fairchild il 31 dicembre 1976. Il 16 giugno 1977, Wernher von Braun morì ad Alexandria (Virginia) all’età di 65 anni.

Bibliografia