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4179 Toutatis

L’asteroide 4179 Toutatis (il nome deriva da una divinità celtica) che è recentemente passato alla distanza minima dalla Terra, rientra nella categoria dei NEO (Near Earth Object): una categoria di corpi celesti costituita da asteroidi e nuclei cometari inerti che sono stati catturati e/o deviati dall’attrazione gravitazionale di un pianeta che si è trovato nelle loro vicinanze orbitali. Essi rappresentano i detriti di ciò che è rimasto dalla formazione del nostro Sistema Solare e la maggior parte di essi proviene dalla fascia degli asteroidi, una zona del nostro Sistema Solare compresa fra 2,7 e 3,3 unità astronomiche (U.A.); in questa fascia sono situati almeno 200 000 corpi con diametro variabile da poche decine di metri fino a qualche chilometro.

A causa dell’attrazione gravitazionale dei pianeti di grande massa come Giove con il passare degli anni (anche milioni) le orbite degli asteroidi possono subire variazioni caotiche che li portano all’esterno della fascia degli asteroidi, oppure dirigersi verso l’interno in direzione dei pianeti interni del Sistema, tra i quali, per esempio, la Terra; alcuni di essi possono addirittura intersecare l’orbita terrestre costituendo, nel lungo periodo, un possibile pericolo per il nostro pianeta.

Oggigiorno esistono programmi della NASA  che si occupano di monitorare le orbite di questi oggetti, classificarli ed allocarli all’interno di una scala di rischio: Attualmente sono classificati 1356 oggetti NEO potenzialmente pericolosi per la Terra, pertanto questo programma merita molta considerazione. Dal 1999 esiste una scala internazionale per la valutazione del rischio associato all’orbita di un asteroide, si chiama scala Torino dal nome della città nel quale si tenne un convegno importante sui possibili impatti di corpi celesti con il nostro pianeta. La scala ha un range che va da 0 a 10 e viene divisa in tre zone: bianca, arancione e rosso. Per dare un’idea del tipo di classificazione e per farsi un’idea del livello di rischio, viene proposto un estratto dei due livelli estremi e del livello di intermedio:

  • livello 0 (zona bianca): nessun pericolo, probabilità di collisione uguale a 0 o molto bassa.
  • livello 5 (zona arancione): incontro ravvicinato che pone serie minacce di devastazione a livello regionale; gli astronomi devono dedicare particolare attenzione all’oggetto per cercare di capire se può esserci o no una collisione.
  • livello 10 (zona rossa): collisione certa, capacità di creare catastrofi climatiche su scala globale tali da compromettere l’esistenza della nostra civiltà.

Ovviamente un corpo celeste a cui viene associato un certo valore di rischio può essere riclassificato nel futuro (in basso o in alto) se dal calcolo dei nuovi parametri orbitali (che usualmente viene fatto ad ogni passaggio del corpo celeste al perielio) si ottiene una traiettoria più precisa a cui corrisponde un livello di rischio differente.

Toutatis, attualmente posizionato sulla scala di Torino a livello 0, è un NEO di tipo Apollo; gli Apollo sono una categoria di corpi celesti che possiedono un’orbita con un semiasse maggiore maggiore di 1 U.A e perielio inferiore a 1,017 U.A e prendono il nome dall’asteroide Apollo scoperto nel 1862.

Per completare la classificazione diciamo anche che esistono altre 2 famiglie di asteroidi chiamate Amor e Aten le cui caratteristiche per cui si differenziano sono:

  • Amor: corpi celesti (Near Earth Asteroid) con orbite fra la Terra e Marte.
  • Aten: corpi celesti (Near Earth Asteroid) con un semiasse più piccolo della Terra.

Torniamo a Toutatis: esso è stato scoperto nel 1934 per poi sparire per un bel po’ di tempo (così come capitò in occasione della scoperta di Ceres), venne poi riscoperto nel 1989 da Pollas. La sua conformazione è molo particolare: possiamo dire che è a forma di arachide con i due rigonfiamenti laterali che hanno un diametro rispettivamente di 4,2 Km e 2,4 Km; una caratteristica ci fa pensare che sia il risultato della fusione di due corpi.

Il suo moto di rotazione è caotico ed è il risultato della somma di due moti (come per Hyperion, un satellite di Saturno) ma possiamo definire un periodo “medio” di rotazione di circa 5,38 giorni. La sua orbita è inclinata di 0,47° rispetto all’eclittica, il che consente, se ci trovassimo sulla sua superficie, di veder i transiti dei pianeti più interni.

Orbita di Toutatis ottenuta con JPL orbit simulator
Orbita di avvicinamento alla Terra di Toutatis ottenuta con JPL orbit simulator

La sua orbita è in risonanza di moto medio 3:1 con Giove e 1:4 con la Terra; ovvero ogni 3 rivoluzioni di Toutatis Giove ne compie una, ed quattro rivoluzioni di Toutatis corrispondono ad una rivoluzione terrestre.  Le risonanze sono molto importanti in meccanica celeste e soprattutto molto diffuse nel nostro Sistema Solare; esse rappresentano una sorta di protezione contro le orbite instabili. Per questione di trasferimento energetico e di stabilità nel lungo tempo delle orbite, molto spesso satelliti/pianeti preferiscono trovarsi lungo orbite in risonanza con altri pianeti, oppure in altri casi, evitarle del tutto. Quando un corpo celeste si trova in risonanza n:m vuol dire che il periodo di rivoluzione fra i due corpi sono commensurabili ed esprimibili con un rapporto fra due numeri interi n/m.

Il passaggio di quest’anno non si è trattato dell’incontro più ravvicinato con la Terra; nel 2004 era passato molto più vicino, ovvero ad una distanza di soli 4 distanze lunari  (meno di 1,5 milioni di Km). Il telescopio di Arecibo, grazie all’eco di ritorno dei radar puntati sull’asteroide, è riuscito ad ottenere immagini della sua superficie.

Qui sotto sono mostrate due sequenze fotografiche in cui Toutatis è stato ripreso dai telescopi di skylive durante una conferenza online ad esso dedicata la sera del 12 Dicembre; in tale data l’asteroide si trovava nella costellazione dei Pesci, vicino alla stella Alrescha. Successivamente Toutatis si muoverà in direzione della costellazione della Balena per poi transitare nel Toro ed infine si allontanerà da noi in attesa del successivo passaggio.

Animazione del moto di Toutatis
Animazione del moto di Toutatis nella costellazione dei Pesci ottenuta con due fotografie scattate dallo staff di Skylive in data 12 Dicembre

Riferimenti

Struttura del Sole

Il Sole è la nostra stella più vicina, è corresponsabile della vita sul nostro pianeta, brilla da 4,6 miliardi di anni e si trova “nel mezzo del cammino della sua vita”, lungo la sequenza principale del diagramma H-R (Hertzsprung-Russell). In quest’articolo ci apprestiamo a fare un viaggio all’interno della sua struttura per capire che tipo di energia lo alimenta, come si mantiene in equilibrio, e come arriva la sua energia sulla Terra: un viaggio reso possibile da poco, grazie agli studi intrapresi all’inizio del secolo scorso sulla fisica atomica.

Iniziamo con la sua carta d’identità: il Sole è una stella di classe G2 V, una nana gialla ed ha un raggio di 696000 Km. La sua struttura interna può essere calcolata in base alla massa, densità, flusso di energia ed il cui equilibrio è vincolato dalle seguenti forze:

  1. La pressione gassosa (Fs) cioè le forze che tendono a far gonfiare il Sole ed espandersi.
  2. La pressione di radiazione (Fr), la forza che contribuisce all’espansione del Sole.
  3. La forza di gravità (Fg), dovuta al peso degli strati esterni del Sole su quelli più interni.

Posto che il Sole si trova in condizioni di equilibrio (altrimenti non saremmo qui a parlarne), deve valere l’equivalenza delle tre forze:

F_{s} +F_{r} = F_{g}

Al suo interno il Sole è composto da 73,46% da idrogeno, 24,85% di elio e di 1,69% di metalli, dove quest’ultimo indica un termine generico usato in astronomia per indicare genericamente la presenza di altri elementi. Si trova (assieme al Sistema Solare) nel Braccio d’Orione della Via Lattea a circa due terzi dal centro (28000 anni luce); ha un raggio R_{s} = 6,96 * 10^{5} Km e dista mediamente 500 secondi luce da noi e si trova ad una distanza media di 149,6 * 10^{6} km.

Iniziamo quindi il nostro viaggio dal centro del Sole, il nucleo, ove sono pressioni e temperature così elevate da consentire la fusione di nuclei d’idrogeno e la produzione di energia.
Nelle profondità più remote della nostra stella, infatti, la temperatura raggiunge i 15 milioni di gradi e una densità 150 volte maggiore di quella dell’acqua; in tali condizioni esiste solo plasma, un fluido costituito da protoni liberi che continuamente collidono fra loro molte volte al secondo.

RegioneSpessoreCaratteristiche
Nucleo0,25 RsT=15*10^6 K – Energia prodotta dalla fusione

I processi di produzione energetica, quindi di fusione termonucleare, avvengono solo in questa regione; il più importante (la principale produzione di energia) è la catena protone-protone (pp1), in cui 4 protoni si fondono per generare un nucleo di elio.
La fusione di due particelle con la stessa carica elettrica è un concetto che non è possibile nella fisica classica, poiché sappiamo che esse si respingono; trova invece spiegazione con la meccanica quantistica la quale ammette che esista una probabilità non nulla che questo evento possa accadere. Tale possibilità fu studiata da Gamow e prende il nome di effetto tunnel: le due particelle riescono a superare la loro forza di repulsione e si compenetrano.

La catena protone-protone avviene in tre fasi:

  • Due nuclei di protoni si fondono tra loro e danno luogo a un nucleo di deuterio (isotopo dell’idrogeno), un positrone e un neutrino, (una particella avente una massa infinitesima e priva di carica che interagisce pochissimo con l’ambiente circostante). Nel nucleo del Sole sono prodotti miliardi e miliardi di neutrini che vengono dispersi nello spazio, raggiungono sulla Terra e ci attraversano indisturbati senza interagire con il nostro corpo. Questo primo processo è lento perché la forza repulsiva oppone resistenza alla barriera di penetrazione.

 1H + 1H –> 2H + e+ + ve

  • Il nucleo di deuterio si fonde con un protone e da luogo a un nucleo di 3He ed energia sotto forma di radiazione gamma, secondo la reazione:

2H + 1H –> 3He + γ

 I raggi γ poi interagiscono con le altre particelle e perdono energia diventando raggi X.

  • Due nuclei di 3He si fondono e danno luogo a 4He e due protoni.

3He + 3He –> 4He + 1H + 1H

Il risultato netto della catena è la produzione di elio insieme ad energia sotto forma di radiazione, cioè fotoni che partono dal nucleo e viaggiano verso la parte più esterna del Sole. Prendiamo ora dalla tavola periodica il valore di massa atomica per l’elio e l’idrogeno e calcoliamo il bilancio energetico netto della reazione:

  • Massa atomica dell’idrogeno: 1,007825 Dalton
  • Massa atomica dell’elio: 4,002602 Dalton

Otteniamo una differenza in massa fra prodotti e reagenti di:

 1,007825 * 4 - 4,002602 = 0,028698

unità di massa atomica. Questa differenza costituisce:

 0,028698/(1,007825 *4) = 0,7118\%

della massa dei prodotti della reazione e rappresenta la quantità di massa convertita in energia.

Si stima che il nucleo del Sole costituisca il 11% della sua massa totale M_\odot, (=1.9891 × 1030 Kg) quindi possiamo fare un calcolo approssimato della quantità totale di energia rilasciata dal Sole nell’arco di tutta la sua esistenza supponendo che tutto il nucleo venga “bruciato” al tasso di produzione attuale usando la ben nota formula di Einstein: E_{0}= mc^{2}

otteniamo:

E = 0,7118 \% * M_\odot * 0,11 * 299792,458^{2} = 1,39974 *10^{44} J

A questo punto possiamo calcolare (con le stesse ipotesi di prima) anche per quanto tempo il Sole continuerà a brillare, ovvero dopo quanto tempo il Sole avrà consumato tutta questa energia. Dalle misure effettuate nello spazio, sappiamo che il Sole irradia un flusso F di luminosità pari a 3,846 * 1026 W, quindi si ricava che:

t = \frac {E}{F} \approx 3,639469 * 10^{17} secondi \approx 1,154 * 10^{10} anni

cioè circa 11,5 miliardi di anni. Questo valore rappresenta per eccesso una stima di vita della nostra stella. Per dare un’idea della quantità di energia emessa dal Sole calcoliamo la quantità di materia che viene consumata in ogni secondo tenendo presente che un megatone equivale a  4,184*1015 J:

E = (3,86 * 10^{26})/(4,184 * 10^{15})= 0,9192*10^{11} J/s = 91,92*10^{9} megatoni/s

cioè circa 91 miliardi di megatoni al secondo.

Proseguiamo ora il nostro viaggio verso l’esterno; i fotoni lasciano il nucleo del Sole, e a mano a mano che si allontanano, la temperatura diminuisce fino ad arrivare a 9 milioni di gradi ed incontrano la zona radiativa. Qui la reazione protone-protone non può più avvenire, ed il calore è ceduto all’esterno per via radiativa; i fotoni sono continuamente assorbiti e riemessi al punto che impiegano milioni di anni prima di raggiungere la superficie, ed ovviamente durante questo tragitto perdono sempre più energia.

RegioneEstensioneCaratteristiche
Zona radiativa0,25 – 0,70 RsDa 8 * 10^6 K a 2*10^6 K – Energia trasportata per radiazione fino alla superficie.

La zona radiativa è meno densa del nucleo e dinamica; si protrae per 500.000 Km fino a che la temperatura scende a 2 milioni di gradi; essa   ruota in maniera differenziale e produce “attriti” nella zona di confine: il gas caldo e carico elettricamente interagisce con la rotazione creando intensi campi magnetici che cambiano a secondo della zona e che sono i corresponsabili delle macchie solari che vediamo sulla “superficie” del Sole.

RegioneEstensioneCaratteristiche
Zona convettiva
0,70 – 1 RsT < 2 * 10^6 K – Energia trasportata per movimento di massa

Proseguiamo il nostro viaggio verso l’esterno fino ad incontrare la zona convettiva: essa è spessa 200.000 Km e si estende fino alla superficie; in questa zona il trasporto di calore avviene per convezione, ovvero enormi flussi di gas caldo vengono portati verso l’alto da correnti ascensionali mentre masse di gas più freddo scendono verso l’interno allo scopo di asportare calore  verso l’esterno. La zona convettiva è anch’essa dinamica ed è caratterizzata da enormi super-granuli che all’approssimarsi della “superficie” diventano più piccoli; quelli più esterni sono visibili come effetti di granulazione all’oculare di un telescopio solare e rappresentano la parte più alta della cella di convezione, dove il plasma si raffredda prima di immergersi nuovamente verso l’interno.

RegioneEstensioneCaratteristiche
Fotosfera500 Km“Superficie” visibile del Sole

Siamo arrivati alla parte più esterna del Sole, la parte opaca alla luce solare che noi riusciamo a vedere del Sole (la “superficie”): la fotosfera. Esso è uno strato spesso poco meno di 500 km sul quale, a causa dei complessi moti delle linee di forza dei campi magnetici, si formano le macchie solari: zone in cui il campo magnetico è molto intenso, sono più “fredde” dal punto di vista della temperatura (circa 4240 K) per un effetto di contrasto appaiono nere all’oculare di un telescopio munito di filtro solare.

Grazie alla legge di Stefan Boltzmann possiamo sapere indicativamente quanto sono meno brillanti le macchie solari rispetto alla fotosfera; calcolando il rapporto (della quarta potenza) fra la temperatura media delle macchie con quella della fotosfera:

Differenza di brillantezza = (5800/4240)4 = 1,36792

cioè le macchie solari sono poco meno di una volta e mezzo meno brillanti della fotosfera.

RegioneEstensioneCaratteristiche
Cromosfera0,02 Rs20000 K < T < 50000 K

Oltre la superficie del Sole incontriamo la cromosfera, uno strato in cui la temperatura aumenta da 20.000 K fino a 50000 K nella parte più alta (migliaia di Km) ove si osservano intense protuberanze d’idrogeno che s’innalzano dalla superficie solare: sono immense nubi di gas sospesi sulla superficie solare che seguono gli anelli di campo magnetico. La cromosfera dalla Terra è visibile solo durante le eclissi di Sole con un coronografo ove appare come un sottile anello di luce rossa.

Infine arriviamo alla corona solare;  in questo immensa zona esterna che si estende nello spazio, si ha un’inversione termica; la temperatura si alza fino a 2.000.000 K ed il fenomeno che porta ad un riscaldamento così elevato ad oggi non ha ancora ottenuto una spiegazione. La corona si estende per milioni di Km e si mescola con il vento solare costituito di particelle di gas carico non trattenuto dalla corona che viene espulso da enormi venti che soffiano in tutte le direzioni a 400 Km/s. Parte di queste particelle cariche raggiungono la Terra, vengono incanalate lungo l’asse magnetico terrestre e danno luogo alle aurore polari.

RegioneEstensioneCaratteristiche
Corona > 5 RsT >2000000 K

Bibliografia

Riferimenti

Orientarsi in cielo

Appuntamento con il caffè astronomico presso il GAV, ove si terrà un dibattito dove come tema principale della serata saranno le costellazioni, le stelle e l’astrofisica.

Io sarò il moderatore della serata e parleremo di costellazioni astrali/boreali, della loro storia e cosa rappresentavano per i popoli antichi tramite leggende, racconti tramandati e mitologia. Parleremo poi dei  viaggi intorno al mondo del XVII e XVIII secolo e di come hanno contribuito alla definizione e catalogazione delle costellazioni australi.

Il dibattito continua la catalogazione stellare, della nascita dell’astrofisica e di evoluzione stellare. Il caffè scientifico si terrà il 9 Novembre presso la sede del GAV – Gruppo Astrofili Villasanta.