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Da Galileo a Newton

Contrariamente a quanto si possa pensare, il principio della relatività in fisica non è associato esclusivamente alle teorie elaborate dal grande fisico Albert Einstein (noto come colui che ha cambiato il punto di vista dell’Universo), ma anche ai lavori di altri due grandi personaggi che l’hanno preceduto: Galileo Galilei e Sir Isaac Newton.

Lo scienziato pisano ebbe il merito di aprire la strada al metodo scientifico e studiare analiticamente il moto dei corpi; fervente copernicano dovette affrontare anche l’inquisizione che lo costrinse ad abiurare la sua visione del mondo, e solo nel 1992 ottenne finalmente la riabilitazione da parte della Chiesa. Newton, invece raccolse l’eredità di Galileo e diede un assetto definitivo alle leggi del moto e formulò la legge di gravitazione universale. Dal lavoro di questi tre giganti, partendo da Galileo, è possibile dare una breve digressione storica e una spiegazione qualitativa del principio di relatività cui è giunto Albert Einstein.

Partiamo da Galileo (1564 – 1642), e precisamente nel 1632, anno della pubblicazione de “Dialogo sui due massimi sistemi del mondo”. L’opera tratta del moto dei gravi e della Terra sotto forma di un dialogo fra tre personaggi (Salviati, Simplicio e Sagredo) che si sviluppa in quattro giorni; ci interessa particolare un esperimento ideale condotto da Salviati noto come il discorso del “Gran Naviglio” dove immagina di trovarsi sottocoperta di una nave (senza oblò o altro in moda da non aver alcun riferimento esterno) insieme ad alcuni insetti che volano ed un secchio da cui percolano delle gocce d’acqua che vanno a cadere in un secondo secchio sottostante; l’esperimento viene ripetuto due volte: la prima volta con la nave ferma, mentre la seconda con la nave in moto rettilineo uniforme (pur di moto uniforme e non fluttuante in qua e in là, scrive Galileo).

Galileo, per il tramite di Salviati, conclude dicendo che l’osservatore non noterà alcuna variazione sul moto degli eventi che si svolgono sottocoperta; in pratica un osservatore posto anche lui sottocoperta non è in grado di stabilire se la nave si muove (di moto rettilineo uniforme) oppure è ferma. A questo punto Galileo estende lo stesso ragionamento per analogia al moto terrestre (dove lo sperimentatore in realtà siamo noi stessi sulla superficie terrestre) mettendo in luce il fatto che non si può stabilire l’immobilità assoluta del nostro pianeta basandosi esclusivamente sulla dinamica dei corpi, e formula la prima versione del principio di relatività (galileiano):

Tutti i fenomeni si svolgono nello stesso modo, cioè danno gli stessi risultati, per tutti gli osservatori che si trovano in quiete o in moto rettilineo uniforme l’uno rispetto all’altro.

Un particolare osservatore che soddisfi i requisiti sopra descritti si chiama osservatore inerziale e il sistema in cui ha luogo tale esperimento si chiama sistema di moto inerziale, un sistema in cui le leggi fisiche si comportano tutte allo stesso modo.

In un tale sistema tutte le leggi che governano il moto hanno tutte la stessa forma: un osservatore può calcolare i valori delle grandezze fisiche di tempo e spazio relative ad un sistema di riferimento inerziale tramite le funzioni di trasformazione di Galileo: in parole povere le velocità di un corpo si sommano o sottraggono in funzione della direzione (nel caso di moto di una macchina rispetto ad un’altra per esempio, semplicemente si compongono i vettori di velocità).

Frontespizio del 'Dialogo' - Fonte: http://www.astrofilitrentini.it/mat/testi/dialogo.html
Frontespizio del ‘Dialogo‘ di Galileo

Poco dopo la morte di Galileo (dipende dal calendario che vogliamo usare !), quasi a indicare un ideale passaggio di testimone, in Inghilterra in un piccolo villaggio della Contea di Lincolnshire, nasce Isaac Newton (1643 – 1727), uno scienziato che ebbe modo di dedicare tempo non solo alla scienza, ma anche alla ‘res publica‘ (fu anche un inflessibile direttore ed innovatore della Zecca inglese nel 1699); si occupò di meccanica classica e dei moti (come Galileo) all’interno della sua opera più famosa (Philosophiae Naturalis Principia Mathematica). I famosi tre principi della meccanica da lui enunciati (principio d’inerzia, variazione del moto e principio azione/reazione) rappresentano un importante risultato per la fisica; i fondamenti del suo pensiero si basavano sul concetto di spazio e tempi assoluti e ben distinti fra loro. In pratica Newton sosteneva che:

  • per descrivere un fenomeno fisico è necessario avere come riferimento un sistema di coordinate (nel senso di spazio) fisso e assoluto su cui far affidamento per il nostro esperimento. Sosteneva che nell’Universo ci fosse un sistema di riferimento privilegiato definito dallo spazio assoluto e si potesse dimostrare tale esistenza per mezzo di oggetti in rotazione.
  • L’Universo è immobile e rigido la cui forma e struttura è data dallo spazio e dal tempo.

Ecco brevemente l’esperimento che Newton svolse nel 1689: egli prese un secchio pieno d’acqua, lo appese a una corda e lo fece girare su se stesso attorcigliando la corda di sostegno, quindi lo lasciò andare ed annotò cosa vedeva.

Inizialmente secchio inizia a ruotare ma l’acqua rimane immobile a causa dell’attrito (oppone resistenza al moto) e la sua rimane superficie piatta. Col passare del tempo il secchio trasmette il moto all’acqua che inizierà a muoversi e l’acqua quindi assumerà una forma concava (per effetto della forza centrifuga). In sostanza è un esperimento molto semplice, ma di fronte al quale Newton riuscì a porsi una domanda che nasconde un ragionamento più complesso: rispetto a che cosa l’acqua ruota? Rispetto al secchio? All’inizio sicuramente è così, in altre parole esiste un moto relativo tra il secchio e l’acqua (la cui superficie è piana) poi, quando l’acqua vince l’inerzia, il suo moto rispetto al secchio sparisce, entrambi (secchio e acqua) fermi uno rispetto all’altro e la superficie diventa concava. Se si assume il secchio come sistema di riferimento, avviene che esiste un moto relativo (fra secchio ed acqua) quando la superficie è piana, mentre quando non esiste più il moto relativo la superficie è concava.

Newton continua con il suo ragionamento: a un certo punto la corda che sostiene il cerchio non riuscirà più a torcersi ed il secchio si fermerà ma l’acqua, sempre per inerzia, resterà in moto. In questo caso abbiamo ancora un moto relativo fra l’acqua e il secchio, ma la superficie dell’acqua ora è concava (contrariamente a prima che era piana). Con questo esperimento Newton voleva dimostrare che il semplice moto relativo fra i due corpi non riusciva a spiegare la forma della superficie.

Se, come Newton ammettiamo l’esistenza di uno spazio assoluto, nel quale sia sempre possibile avere un sistema di riferimento, possiamo dare una spiegazione, e dire che quando l’acqua inizia a ruotare per poi raggiungere la velocità del secchio, si muove rispetto allo spazio assoluto e a causa di tale movimento la superficie dell’acqua diventa concava fino a che il secchio si ferma. Solo in questo modo, ovvero rispetto allo spazio assoluto, possiamo giustificare le osservazioni sperimentali e renderci conto del moto relativo fra acqua e secchio.

A Newton dobbiamo la formulazione della Legge di Gravitazione Universale, una forza (la gravità) che agisce in tutto l’Universo è valida per ogni corpo; la stessa forza che permette per esempio alla Luna di orbitare intorno alla Terra. Grazie allo studio del moto di Galileo e con il contributo di Newton gli astronomi hanno potuto perfezionare e capire i veri moti celesti e mettere a punto quantitativamente il significato della teoria copernicana. Fra il 1600 e la prima metà del 1800 si assiste al trionfo ed alla validità delle idee di Newton nella meccanica celeste da parte di numerosi astronomi (Lagrange, Laplace, Gauss, Legendre, ….).

Continua

Riferimenti e immagini:

La Vergine (Vir – Virginis)

Costellazione della Vergine

La Vergine è una delle dodici costellazioni dello zodiaco ben visibile nelle nostre latitudini durante i cieli di primavera; è una delle costellazioni più estese (1294° quadrati) dopo l’Hydra ed è visibile da Febbraio a Luglio, anche se Maggio è il mese in cui ha visibilità migliore.

Costellazione della Vergine
Costellazione della Vergine: Stellarium

Dal punto di vista mitologico esistono diverse leggende che fanno riferimento alla Vergine, le quali associano la Vergine alla dea Astarte, a Demetra o a Iside; in una versione ancora diversa viene associata ad Astrea, figlia di Zeus e dea della Giustizia. Durante l’Età dell’Oro amministrava in maniera saggia sulla Terra, ma quando gli uomini divennero bellicosi, malvagi e intrattabili (nell’Età del Ferro) se ne andò e si rifugiò in cielo disgustata da simili comportamenti. Mitologia a parte, iniziamo una descrizione dal punto di vista astronomico della costellazione. E’ visibile sulla Terra in una fascia compresa fra le latitudini +80° e -80°, e confina (in senso orario) con le seguenti costellazioni: Bifolco, Coma Berenice, Leone, Cratere, Corvo e Bilancia. Si trova a declinazione 0° e ascensione retta 13h; nella Vergine, vicino a Spica (la stella principale della costellazione), c’è uno dei due punti di intersezione fra l’eclittica e l’equatore celeste (l’altro si trova nei Pesci).

Spica è una stella variabile di tipo Beta Cephei (ovvero gli strati superficiali di questa stella pulsano), possiede magnitudine apparente 1.04 e classe spettrale B1III (quindi ha un colore azzurro). Si trova a 260 anni luce da noi e veniva chiamata anticamente dagli arabi la chiamavano “la Solitaria”. Assieme a Denebola (nel Leone) e Arturo fa parte del triangolo di primavera: un asterismo a forma di triangolo (ovviamente) ben visibile nelle notti primaverili, ove le tre stelle ne rappresentano i vertici. Le enormi quantità di osservazioni dei babilonesi su Spica, (insieme a Regolo, nel Leone), portarono Ipparco a formulare la teoria della precessione degli equinozi. Ecco un breve elenco con le altre principali stelle della costellazione (tra parentesi il nome comune):

  • β Virginis (Zavijah) Classe spettrale F9V. E’ distante 35 anni luce ed è 3,6 volte più luminosa del Sole.
  • ϒ Virginis (Porrima) è una stella doppi; i due astri ruotano uno intorno all’altro con un periodo di 172 anni. Possiede classe spettrale F0V.
  • R Virginis è una stella variabile di tipo Mira (ovvero di lungo periodo); la sua magnitudine apparente varia fra 6,1 e 12,1 in 145 giorni.
  • δ Virginis (Minelauva) è una gigante rossa. Possiede classe spettrale M3III e distante 198 anni luce. Possiede magnitudine apparente 3.4 ed è una variabile semi regolare.
  • ε Virginis (Vindemiatrix) è una stella di magnitudine apparente 2.8 e distante 109 anni luce. Possiede una classe spettrale G8III ed è 77 volte più luminosa del Sole.
  • ζ VIrginis (Heze) è una stella con magnitudine apparente 3.3 e distante 74.1 anni luce. E’ di classe spettrale A3V.
  • η Virginis (Zaniath) è una stella tripla. Stella principale ha Ma = 3.8. Classe A2V Il sistema si trova a 265 anni luce.
  • Ι Virginis (Syrma) è una stella di classe F6III e distante 69 anni luce. Possiede magnitudine apparente 2.44

Ci sono moltissimi oggetti di profondo cielo nella Vergine visibili anche ad un telescopio amatoriale, anche perché non stiamo guardando verso l’interno della Galassia, ma piuttosto verso la parte esterna e molto al di fuori del piano galattico. Si contano ben 11 oggetti Messier e moltissimi NGC; si tratta di M49,M58, M59, M60, M61, M84, M86, M87, M89, M90 ed M104.

Oggetti Messier nella Vergine
Oggetti Messier nella Vergine. Software: Stellarium

Ecco brevemente una descrizione degli oggetti:

  • M49: galassia ellittica (tipo E4) con un diametro di 170 mila anni luce scoperta da Messier nel 1771. Contiene circa 5900 ammassi globulari e distante circa 58 milioni di anni luce.
  • M58: galassia a spirale barrata (tipo Sab (rs) 6) con un diametro di 116 mila anni luce scoperta da Messier nel 1779. E’ distante da noi circa 62 milioni di anni luce.
  • M59: galassia ellittica (tipo E3 – E5) con un diametro di 116 mila anni luce scoperta da Koehler nel 1779. E’ distante da noi circa 60 milioni di anni luce.
  • M60: galassia gigante ellittica con un diametro di 120 mila anni luce. E’ distante da noi circa 54 milioni di anni luce. • M61: galassia spirale (tipo SAB (bc)) con un diametro di 100 mila anni luce e dista da noi circa 60 milioni di anni luce. Nel secolo scorso sono state registrate sei supernovae in questa galassia.
  • M84: galassia lenticolare con un diametro di 110 mila anni luce e distante da noi circa 60 milioni di anni luce. Nel secolo scorso sono state registrate due supernovae, di cui una (S1957B) scoperta dall’italiano G. Romano.
  • M86: galassia lenticolare (E3) con un diametro di 147 mila anni luce e distante da noi circa 55 milioni di anni luce. E’ l’oggetto Messier con il maggior valore di blue shift (velocità di ‘avvicinamento’ verso di noi): si sta muovendo a una velocità di 244 Km/s.
  • M87: galassia ellittica (E0 – E3) con un diametro di 132 mila anni luce. L’oggetto, noto anche come Virgo A, dista da noi 53 milioni di anni luce ed è una delle galassie più massive del nostro universo locale. Le fotografie di Hubble nel radio, mostrano che ci sono potenti getti dalla galassia che si estendono per migliaia di anni luce; si tratta di radiazione di sincrotrone, ovvero particelle (elettroni) che vengono accelerati dal campo magnetico in cui sono immersi, e per questo emettono radiazione in ogni direzione ad una frequenza uguale frequenza con cui orbita nel campo magnetico.
  • M89: galassia ellittica (E0) con un diametro di 74 mila anni luce. Scoperta da Messier nel 1781 si trova circa 60 milioni di anni luce. E’ una debole sorgente radio e possiede circa 2000 ammassi globulari (per confronto la nostra Galassia possiede circa 150 – 200 ammassi globulari).
  • M90: galassia a spirale con un diametro di 85 mila anni luce. Scoperta da Messier nel 1781, è distante da noi 58 milioni di anni luce.
  • M104, forse la più nota dal punto di vista ‘artistico’, è una galassia a spirale con un diametro di 105 mila anni luce. Scoperta da Pierre Mèchain nel 1767 e distante circa 50 milioni di anni luce.

All’interno della Vergine, a ovest di Vindemiatrix c’è l’Ammasso della Vergine: il più grande agglomerato di galassie vicine alla nostra Galassia (si stima da 1300 a 2000). L’ammasso fa parte di un ammasso ancor più grande noto come super ammasso della Vergine o Ammasso Virgo-Coma (sconfina infatti nella costellazione di Coma Berenice) e fa parte del Super Ammasso o della Coma-Virgo.

L’ammasso della Vergine, di cui M87 è l’oggetto dominante, si trova a 60 milioni di anni luce da noi e vi fanno parte gli oggetti Messier visti prima, i quali possiedono velocità rispetto il centro dell’ammasso diverse fra loro (raggiungono anche i 1600 Km/s rispetto il centro dell’ammasso). Le galassie sono legate gravitazionalmente e la direzione del moto è verso il centro dell’ammasso; per questo, a seconda che si trovino da una parte o dalla parte opposta rispetto il centro dell’ammasso, possono mostrare un red shift o blue shift come riporta ad esempio M86. La nostra Galassia, assieme ad M33 (galassia Triangolo), M31 (galassia Andromeda) e ad altre galassie satelliti minori, costituiscono il Gruppo Locale: un agglomerato di galassie che si estende per 10 milioni di anni luce.

A dimostrazione di quanto sia molto forte l’attrazione gravitazionale dell’Ammasso della Vergine, bisogna sapere che tutto il complesso del Gruppo Locale si sta muovendo verso l’Ammasso della Vergine a una velocità compresa fra 100 e 400 Km/s a una velocità compresa fra 100 e 400 Km/s. Ciò significa che molto probabilmente non riusciremo a sfuggirvi: siamo attratti e saremo inglobati. La costellazione della Vergine contiene ufficialmente 26 sistemi planetari confermati, con pianeti di massa gioviana; eccone alcuni.

Notare la particolarità di HD125612: un sistema planetario di tre pianeti che orbitano intorno ad una pulsar.

SistemaMagnitudineTipoPianeti
70 Virginis8.76Nana gialla1
Chi Virginis4,66Nana gialla1
PSR B1257+12Pulsar3
HD1256128,33Nana gialla3
HD 1303228,05Nana arancione1

Concludo la descrizione della costellazione parlando di sciami meteorici, ce ne son ben 3 nella Vergine; eccoli:

NomeVirginidiMu VirginidiPi Virginidi
RadianteSpica1 Aprile – 12 Maggio13 Febbraio – 8 Aprile
Periodo10 Marzo – 6 Maggio1 Aprile – 12 Maggio13 Febbraio – 8 Aprile
Max attività12 Aprile29 Aprile6 Marzo
NoteDescritte da Herschel

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