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La Via Lattea – struttura e barra

Come distinta da minori e maggi
lumi biancheggia tra’ poli del mondo
Galassia sì, che fa dubbiar ben saggi;
sì costellati facean nel profondo
Marte quei raggi il venerabil segno
che fan giunture di quadranti in tondo.
(Par. XIV, 99-104)

La protagonista dei versi a cui si riferisce Dante nelle righe qui sopra è la Via Lattea (o Galassia – nome proprio); l’unica galassia allora conosciuta che si distende fra i due poli celesti, che appare all’osservazione come una striscia biancheggiante e mantiene nel dubbio i più saggi circa la sua vera natura. Oggi sappiamo che la Galassia (come tutte) è un sistema auto gravitante costituito da un agglomerato di stelle e polveri interstellari molto dense e così lontane da noi che alla nostra vista appare nei cieli notturni come una striscia lattiginosa indistinta (nei luoghi ancora non raggiunti dall’inquinamento luminoso). A quanto riportano gli ultimi modelli matematici creati grazie all’analisi delle foto “Ultra Deep Field” del telescopio spaziale Hubble, ci sono centinaia di miliardi di galassie all’interno nel nostro Universo osservabile: alcune di queste sono identificabili come batuffoli indistinti al telescopio (o nel binocolo) tramite visione distolta.

La Via Lattea sopra il Cile (Fonte: https://apod.nasa.gov/apod/ap170821.html)

Tutte le stelle che vediamo in cielo appartengono alla Galassia (nascono e muoiono continuamente stelle), con le quali poi l’Uomo, unendo tra loro alcune stelle come in un gioco della Settimana Enigmistica, ha creato le costellazioni ed asterismi. Noi non siamo in grado di vederla nella sua interezza, sia perché siamo all’interno di essa (dentro il sistema) sia perché data la nostra posizione alcune zone (quelle opposte) sono a noi escluse, data la presenza di nubi e polveri interstellari. A questo punto pare naturale farci alcune domande di per sé semplici, ma che necessitano di ragionamenti niente affatto superficiali.

  • Che struttura ha la Galassia?
  • Se il Sistema Solare è la nostra casa, dove e come ci muoviamo all’interno del nostro quartiere?
  • Che regioni della Galassia stiamo guardando quando la osserviamo in cielo?
  • È possibile farsi una visione tridimensionale (stereoscopica) di ciò che vediamo in cielo?

Macrostruttura. Anche se non riusciamo a vederla in tutta la sua interezza, grazie a recenti studi all’infrarosso, dei moti delle stelle e dal conteggio stellare, se potessimo guardarla dall’alto vedremmo (molto probabilmente) una galassia a spirale barrata (classe SBbc), composta da un rigonfiamento centrale (bulge), e delle spirali.

Al centro del rigonfiamento si ritiene sia localizzato un buco nero super massiccio di circa quattro milioni di masse solari: le stelle orbitano come pianeti intorno al Sole con una velocità orbitale che dipende dal centro galattico: le stelle più vicine lo fanno con una velocità maggiore di quelle più esterne. Il nucleo è attraversato da una struttura a barra (costituita da stelle rosse molto vecchie) dalla quale si dipartono i bracci, ovvero strutture a spirale che partono dalle estremità della barra e si dispiegano fino a raggiungere il margine del disco. L’estensione complessiva della Via Lattea è, per difetto, di circa 100.000 anni luce (30.600 pc) (altri ipotizzano possa raggiungere 130.000 anni luce) ed uno spessore di 1.000 anni luce (306 pc) e contiene qualche centinaio di miliardi di stelle. Il Sole si trova a 27.000 anni luce (circa 8300 pc) dal centro. La Via Lattea è circondata da un alone di ammassi globulari visibili e immersa in un alone più esteso di materia oscura rivelata solo dalla sua azione gravitazionale.

Si distinguono quattro bracci principali a spirale disposte a schema logaritmico:

  • braccio del Perseo
  • braccio del Sagittario – Carena
    • Sperone di Orione
  • braccio del Cigno – Regolo
  • braccio dello Scudo – Croce
    • Sperone del Centauro
La Via Lattea vista a volo di uccello con i bracci principali

A partire dal braccio del Sagittario, all’altezza di W51 (una regione HII in direzione dell’Aquila) si diparte un ramo secondario chiamato Sperone di Orione. All’interno di esso, si trova un’altra struttura chiamata Bolla Locale, una zona interstellare che si estende per circa 300 anni luce. Sul bordo di questa struttura si trova il Sistema Solare.

Dettaglio dello Sperone di Orione e del punto di separazione a W51 (Fonte: https://www.wikiwand.com/it/Braccio_di_Orione)

La barra ed il centro. Verso il centro della Galassia esiste una barra di stelle, o meglio si suppone molto probabile la sua esistenza (così come si vede anche in altre galassie al telescopio). William Kaufmann (1942 – 1994) ed altri hanno condotto simulazioni riguardo il comportamento della Galassia modellato come un sistema a N-corpi (N > 150.000) mostrano come la formazione di una barra al centro emerga in modo naturale come conseguenza di comportamenti caotici delle stelle nei pressi della regione centrale, rispetto al moto delle stelle più esterne che seguono orbite più regolari. Lindblad (1895 – 1965) un astronomo svedese, indagò più a fondo la formazione delle barre nelle galassie postulando come dipenda e venga mantenuta dagli effetti di risonanza di oggetti sottoposti a forza gravitazionali rotanti.

(continua)

Riferimenti

Analisi del moto di Iperione

Terza parte

La figura sottostante mostra la sezione di Poincaré dello spazio delle soluzioni dell’equazione della dinamica del moto di Iperione: i parametri in gioco del sistema sono tre: {θ, θ(t), f(t)}[1]. Per poter visualizzare in una mappa l’andamento di {θ, θ(t)}|f(t) (sezione dello spazio delle fasi in 2 dimensioni) l’orbita di rivoluzione del satellite intorno a Saturno è stata campionata ad istanti regolari (passaggio al periastro t = 0).

Il grafico si ottiene nel seguente modo:

  • si integra l’equazione del moto in θ e d2θ/dt2 tramite metodi numerici: ogni integrazione viene associata una curva costituita da 300 punti ottenuta a partire da una condizione iniziale. Si annotano i 300 punti sulla sezione (mappa di Poincaré).
  • Si ripete il passo precedente per una diversa condizione iniziale, integrando l’equazione e costruendo un nuovo insieme di punti da 300 punti.

Le coordinate sono state normalizzate e il diagramma si legge nel seguente modo:

  • l’ascissa rappresenta l’anomalia che, per motivi di simmetria, viene considerata tra [0, π] (i valori nell’intervallo [π, 2π] sono identici)
  • l’ordinata rappresenta la variazione nel tempo di θ(t). Possiamo considerare la variazione dell’angolo di rotazione (la fase) come la frequenza, ovvero come la variazione di frequenza dell’anomalia dell’asse di rotazione.
  • La dimensione inferiore, non rappresentata con continuità ma appunto discretizzata, è il tempo.

Dato che ogni istante t=0 viene identificato da un punto sul diagramma, il piano {θ, θ(t)} rappresenta una sezione, ed ogni coordinata una posizione angolare della rotazione sull’asse z di Iperione. Immaginate di fare periodicamente una fotografia al satellite ad ogni periastro per ogni possibile valore iniziale dell’equazione, annotare i valori di {θ, θ(t)} e di rappresentarli sul diagramma.

Alla fotografia nell’istante t viene associato il punto P_{i} \{\theta, \theta (t)\}, per la fotografia nell’istante t+1 viene associato il punto P_{i+1} \{\theta, \theta (t+1)\} e così via …

Sulla sezione di Poincaré si possono distinguere due casi:

  1. ad ogni istante t, la coppia {θ, θ(t)} assume valori “casuali” (qualsiasi) all’interno dell’area punteggiata del piano, contribuendo ad aumentare la nuvola di punti sparsi nel piano. Questo corrisponde ad una rotazione caotica di Iperione (nessuna regolarità).
  2. ad ogni istante t, la coppia {θ, θ(t)} assume valori che presi in sequenza temporale si distribuiscono lungo una delle linee continue (semi-chiuse) del grafico, come se ad ogni passaggio (ad ogni intersezione con la sezione di Poincaré) contribuissero a “disegnare” ad ogni istante una delle linee continue del grafico per continuare a permanerci: questo corrisponde ad una rotazione quasi periodica di Iperione. Si nota ad esempio alcuni piccoli anelli nella parte centrale della mappa (isole ellittiche di quasi stabilità) a cui corrisponde ad una situazione di risonanza orbitale e di quasi – periodicità.

Si tratta di due situazioni estreme: caos nel primo caso e ordine nel secondo. Quale situazione delle due prevale?

Il diagramma della sezione mostra un’ampia zona caotica e si basa, per ipotesi iniziale, che Iperione ruoti lungo l’asse di rotazione z perpendicolare al piano orbitale ma se non dovesse trovarsi in una zona caotica, ma in una di quelle di quasi periodicità, Iperione avrebbe forse un’orbita stabile? Per studiare più a fondo tali regioni, bisogna utilizzare strumenti di analisi più complessi (nel campo delle equazioni differenziali) come il metodo dei moltiplicatori di Floquet. Esso mostra come, in ogni caso, anche nelle isole di stabilità del diagramma, il comportamento diventi instabile. La rotazione lungo z è altamente instabile: anche supponendo una piccola variazione del piano orbitale di Iperione (portandolo fuori dalla nostra ipotesi di normalità) si avrebbe una rotazione caotica intorno ai tre assi di rotazione.

Un’ulteriore analisi basata sull’esponenti di Lyapunov (1857 – 1918), che fornisce una serie di parametri che indicano di quanto si allontanano due traiettorie nello spazio delle fasi a fronte di piccolissime variazioni delle condizioni iniziali, porta sempre ad una soluzione caotica. Il principio della caoticità si presenta con un intervallo medio di tempo compreso fra 61 e 100 giorni, oltre il quale due traiettorie divergono rapidamente fra loro.

La Voyager 2 e la Cassini, nei loro cinque flyby hanno ricavato i valori dei parametri orbitali, compresi i loro momenti di inerzia e casualmente hanno trovato il satellite circa nelle stesse condizioni ad ogni passaggio ove l’asse principale di rotazione non era perpendicolare al piano orbitale. Rielaborando queste osservazioni e approfondendo gli studi, alcuni astronomi hanno sostenuto che Iperione si trovasse con una rotazione semi periodica. Gli astronomi hanno ipotizzato inoltre che Iperione risentisse sia di forze di precessione (periodo stimato di 300 giorni) sia di nutazione (⋍7 giorni). Bisogna considerare però che l’insieme dei dati a disposizione riguardava un periodo inferiore al tempo di rilassamento di Lyapunov, quindi troppo breve per dare conferme definitive al riguardo.

Data la vicinanza di Saturno, è plausibile ipotizzare anche che Iperione subisca gli effetti mareali e che, col tempo questi ultimi tendano a “raddrizzare” l’asse di rotazione in senso perpendicolare al piano orbitale (per rientrare nell’ipotesi iniziale della discussione), ma si tratta di processi lenti che non avvengono su scale temporali brevi. Questo vuol dire che anche se l’asse di rotazione z dovesse ritornare o permanere nel lungo periodo perpendicolare al piano orbitali per effetti mareali, la rotazione di Iperione sarebbe comunque instabile e quindi ancora caotica.

Allo stato attuale quindi, Iperione è un satellite che non ruota su sé stesso come gli altri corpi celesti del Sistema Solare, bensì capitombola su sé stesso in modo caotico mentre orbita intorno a Saturno, e questo nonostante le equazioni della dinamica del suo moto siano ben definite.

Note

[1] f dipende dalla distanza di Iperione da Saturno, quindi è funzione dal tempo e dall’eccentricità, nel nostro caso considereremo f per f(t=0)

Bibliografia

Equazioni del moto di Iperione

Seconda parte

La dinamica di un corpo rigido venne affrontato da Eulero (1707 – 1783), prolifico matematico svizzero che frequentò le principali corti europee del tempo. La formulazione generica del problema richiede l’introduzione dell’ellissoide di inerzia e dei suoi assi inerziali: il concetto di base è la sostituzione dell’oggetto che stiamo studiando di forma irregolare e con un centro di gravità fisso, con un altro fittizio chiamato ellissoide di inerzia aventi le stesse proprietà dinamiche che si comporta come l’oggetto principale. Si tratta di un oggetto privo di massa le cui dimensioni degli assi vengono definite dai tre assi principali di inerzia del corpo principale: la dimensione di ogni asse di inerzia è proporzionale all’inerzia dell’oggetto vero lungo quella direzione, ovvero l’inerzia è maggiore dove la massa si muove più velocemente.

Questo vuol dire che l’asse di inerzia è più lungo dove l’asse del corpo (rispetto al sistema di riferimento) è minore. Diciamo quindi che il comportamento del moto complessivo e risu\bigltante che si ottiene studiando l’ellissoide di inerzia è identico a quello originale.

\begin{cases}
-\omega_{b}\omega_{c}(B-C)=-\frac{3}{r^3}\beta\gamma
\\
-\omega_{c}\omega_{a}(C-A)=-\frac{3}{r^3}\gamma\alpha
\\
-\omega_{a}\omega_{b}(A-B)=-\frac{3}{r^3}\alpha\beta
\end{cases}
Fonte: vedi bibliografia

Qui sopra viene rappresentato il sistema di equazioni di Eulero dove A < B < C sono i momenti di inerzia di Iperione, r è la distanza Saturno-Iperione e ωa, ωb e ωc sono le tre velocità angolari (lungo le direzioni degli assi) in un sistema di riferimento “saturno-centrico” postato nella figura a destra (la direzione di Saturno esce dalla pagina verso il lettore). Questo sistema di riferimento però non è utile per la descrizione del fenomeno nel caso della meccanica celeste: occorre effettuare una trasformazione degli assi in coordinate astronautiche (parametri orbitali), più utili per la descrizione del fenomeno. La figura seguente mostra il nuovo sistema di riferimento usato:

Fonte: vedi bibliografia

 I nostri nuovi parametri orbitali di riferimento saranno:

  • Pericentro: il punto dell’orbita di un corpo celeste in rotazione più vicino al centro di gravità rispetto al quale si muove
  • Anomalia vera f: angolo orario tra il vettore che punta al pericentro e la posizione di Iperione lungo l’orbita
  • angolo di rotazione θ lungo sul piano orbitale (x, y) rispetto al pericentro perpendicolare all’asse di rotazione z.

Ovviamente, perché la soluzione abbia un senso, occorrono anche le condizioni iniziali del sistema (di Iperione), ovvero la posizione iniziale di ωa (t=0), ωb (t=0) e ωc (t=0) e le loro variazioni su ogni asse (in totale 6 condizioni).

Nella figura viene schematizzata la distanza dal pericentro (MP), l’anomalia (angolo di rotazione f), l’asse inerziale più lungo che intercetta l’asse x con un angolo θ e l’angolo (θ – f) compreso fra l’asse più lungo e la direzione Saturno-Iperione. Fonte: vedi bibliografia

Prima di procedere facciamo alcune considerazioni: l’equazione di Eulero per la dinamica di corpo libero non è integrabile, ovvero non esiste un metodo che possa darci una soluzione in formula chiusa rispetto ai tre assi inerziali di rotazione: ci vogliono tecniche numeriche di analisi[1]. Così come per l’equazione del problema dei N corpi della meccanica celeste, esistono però alcune considerazioni generali che si possono fare ed esistono alcuni casi particolari (per esempio configurazioni geometriche) che consentono di fare delle semplificazioni e trovare una soluzione al problema.

Se ipotizziamo una velocità di rotazione uniforme intorno ad un asse qualsiasi (noti i tre momenti di inerzia I> I2 > I3) si possono formulare i seguenti risultati particolari (C = I1, B =  I2, A = I3):

  • Le soluzioni stazionarie possibile all’equazione di Eulero sono attorno gli assi principali di inerzia
  • Le rotazioni stazionarie stabili si hanno attorno agli assi con momenti di inerzia minimo o massimo: il corpo rigido non può ruotare lungo l’asse di inerzia intermedio

Tenendo presente quanto detto sopra e, se ipotizziamo ragionevolmente che:

  • Iperione risenta degli effetti di marea di Saturno (similmente a diversi satelliti del Sistema Solare), in grado di bloccare la rotazione del satellite sui due assi del piano orbitale (x, y). Questo significa che il suo moto di rotazione avviene su un solo asse, quello maggiore, perpendicolare al suo piano orbitale (z).
  • il suo moto di rotazione, qualunque esso sia, sia più veloce del suo moto di rivoluzione intorno a Saturno

allora l’unica coppia di variabili indipendenti dell’equazione di Eulero è {θ(t), d θ(t)/dt} lungo il quale è possibile l’unica soluzione stazionaria all’equazione del moto di corpo rigido. L’equazione precedente si semplifica e quindi diventa:

\ddot{\theta} + \bigg( \frac{\omega_{0}^{2}}{2r^3}\bigg) sin 2(\theta-f) = 0
\omega_{0}^{2} = \frac{3(I_{2}-I_{3})}{I_{1}}

dove

  • e rappresenta l’eccentricità dell’orbita
  • l’angolo f è l’anomalia (angolo) del pericentro.

Nell’equazione precedente viene descritto il moto di un corpo rigido che ruota su sé stesso lungo l’asse z perpendicolare al piano dell’orbita e contemporaneamente orbita intorno ad un ellisse definita dalla coppia {MP, (θ – f)}. Gli attori principali della dinamica sono due risonanze:

  1. rotazione sul proprio asse (spin)
  2. orbita intorno al pericentro

L’analisi dei problemi in cui ci sono più risonanze che si sovrappongono ha mostrato come, sotto alcune condizioni, la soluzione del problema mostri fenomeni di stabilità e/o caos. Boris Chirikov (1928 – 2008) nel 1979 basandosi sull’espansione in serie di Fourier (sia f che r sono termini periodici) ha mostrato in maniera euristica che:

un’orbita che parte da una regione in cui si sovrappongono due risonanze mostrerà un’evoluzione caotica.

Chirikov ha postulato l’esistenza di un valore di soglia ω0R0 per mezzo della quale è possibile stabilire a priori se possiamo aspettarci a priori zone caotiche nella soluzione dell’equazione. Il parametro ω0 può anche scritto in funzione dell’eccentricità e:

\omega_{0}^{R0}=\frac{1}{2+\sqrt{14e}}

Nel caso di Iperione si ottiene ω0R0 = 0.31, maggiore di quello che è stato possibile determinare dalle immagini della Voyager 2, e più recente dalla Cassini 0 = 0.89)[2]. Essendo ω0 > ω0R0 (sopra soglia) Iperione dobbiamo aspettarci nella soluzione dell’equazione del moto ampie zone di caoticità nella sua rotazione lungo il suo asse z. Basandoci su queste considerazioni, nel prossimo passaggio verrà mostrato più in dettaglio la sezione di Poincarè associata all’equazione del moto così da poter definire per quali condizioni possiamo considerare caotico il moto di Iperione.

(continua)

Note

[1] Il modello si basa su un sistema di equazioni differenziali in sei dimensioni (e sei condizioni iniziali) risolvibile in maniera analitica con il metodo di Runge – Kutta

[2]I valori di eccentricità e ω0 sono stati ricavati dalle sonde a partire dalla stima dei tre valori dei momenti di inerzia

Bibliografia