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Leggi di conservazione

Questa affermazione, conosciuta come principio di conservazione dell’energia1, era già nota ed applicata sin dal XIX secolo per la sua praticità sia in fisica che in altre discipline: la loro giustificazione si basava dall’osservazione empirica della natura, senza però associare una giustificazione fisica né conoscere alcuna ragione fondamentale di validità. Così come oltre all’energia, erano noti anche i seguenti due principi fisici di conservazione:

  • in un sistema isolato la quantità di moto si conserva
  • se il momento risultante delle forze esterne è nullo allora il momento angolare del sistema si conserva

Possiamo riformulare matematicamente il primo principio (conservazione dell’energia) associando l’energia totale E_{T}(\dot{x}, x) di un corpo in movimento per un periodo t \in [a, b] come somma del contributo dato da due fattori: dall’energia cinetica e da quella gravitazionale:

E_{T}(\dot{x}, x) = E_{K}(\dot{x}, x) + E_{P}(x)

Per il principio, la quantità E_{T}(\dot{x}, x) è sempre costante durante il moto. Per risolvere l’equazione precedente si utilizzano le leggi della meccanica classica di Newton: ovvero si esprime il moto del corpo come sono funzioni vettoriali in \mathbb{R}^3 nell’intervallo temporale [a, b] durante i quali avviene il moto. Questo significa scrivere la funzione vettoriale che la traiettoria descrive nello spazio (x, y, z), ovvero la nota equazione della dinamica di Newton:

\vec{F(t)} = m\vec{a(t)}

A questa equazione vettoriale corrispondono tre equazioni scalari dove (x, y, z) sono le coordinate cartesiane ortogonali in un fissato sistema di riferimento: se dalla precedente equazione cambiamo sistema di coordinate (ad esempio coordinate cilindriche o polari) la soluzione, ovvero la traiettoria del corpo, non cambia ma l’approccio analitico diventa più difficoltoso. Si pensi ad esempio allo studio del moto di un pianeta intorno alla propria stella: si può descrivere sia in coordinate cartesiane (x, y) che in coordinate polari (\rho, \theta ). Il secondo sistema di riferimento è sicuramente più pratico e più naturale da utilizzare.

Sarà possibile invece riscrivere le equazioni del moto in un sistema di riferimento indipendente? La risposta è sì, ed è quello che fece nel Settecento Lagrange quando suggerì un nuovo formalismo matematico che produceva gli stessi risultati fisici della meccanica newtoniana, ma basato su un nuovo principio: il principio di minima azione.

Riscriviamo intanto l’equazione dell’energia totale di un corpo come:

\mathcal{L(q, \dot{q}, t)} = T(q, \dot{q}, t) - V(q)

Sia T(q, \dot{q}, t) l’enegia cinetica del sistema e V(q) l’energia potenziale: si definisce lagrangiana la quantità \mathcal{L}(q, \dot{q}, t). Questo nuovo formalismo consente di studiare il sistema fisico quando la formula di Newton possiede un approccio troppo complicato da risolvere, come ad esempio sistemi con vincoli (equazioni del pendolo semplice) o, appunto, le orbite dei pianeti. La lagrangiana quindi semplifica il problema utilizzando un sistema di coordinate generalizzate q. Lavorando sempre in un sistema conservativo, Lagrange infine dimostrò l’equivalenza tra l’equazione di Newton e la lagrangiana.

Definiamo ora funzionale azione lungo t \in [a, b] il seguente integrale:

S = \int_{a}^{b} \mathcal{L}(q, \dot{q}, t) \, dt

Possiamo intuitivamente spiegare il funzionale azione come le somme degli eccessi dell’energia cinetica rispetto a quella potenziale calcolata per un quanto di tempo piccolo lungo tutta la traiettoria percorsa dal corpo.

Il problema di trovare la traiettoria del corpo nell’intervallo t \in [a, b] a partire dall’integrale sopra definito, venne affrontato da Eulero utilizzando una tecnica che ha aperto la strada ad una nuova branca della matematica chiamata calcolo delle variazioni. L’impostazione che egli diede, nota come equazione di Eulero-Lagrange, si basa sulla ricerca degli estremali di S.

Alcune possibili traiettorie da x1 a x2
Fonte: https://www.quantumuniverse.nl/

Per capire il concetto, si immagini l’azione come un valore associato ad ogni possibile traiettoria che un corpo potrebbe fare: ognuna di essa possiede un valore S calcolato come “tante piccole somme degli eccessi”, dall’istante iniziale t = a fino ad all’istante finale t = b. Il moto naturale che un corpo seguirà è quello che rende stazionario il funzionale azione, ovvero risulta un valore minimo o massimo di S. È come se la Natura volesse ridurre o limitare lo sforzo necessario per compiere il suo lavoro: la Natura, in un certo senso, è pigra.2

David Hilbert (1862 – 1943)
Fonte: https://www.famousmathematicians.net/david-hilbert/

Il lavoro di Eulero giustifica matematicamente la relazione fra entità conservate e principi newtoniani, senza però fornirne una giustificazione fisica. Nessuno poteva ancora sapere che agli inizi del XX secolo sarebbe stata sviluppata una teoria più generale che entra in gioco a complicare il problema quando un corpo è sottoposto agli effetti di una grande massa.

Nel novembre 1915 infatti Einstein pubblicò la Teoria della Relatività Generale nell’articolo Feldgleichungen der Gravitation – Preussische Akademie der Wissenschaften: un’estensione della meccanica newtoniana ma con un impianto matematico differente3. Secondo David Hilbert, un matematico contemporaneo al fisico tedesco, era necessario fornirne una dimostrazione matematica dei principi conservativi in questo nuovo contesto.

Prima ancora della pubblicazione, Einstein aveva già discusso nei mesi precedenti dello stesso anno l’argomento con i colleghi universitari, in particolare proprio con Hilbert, il quale riscrisse da zero la teoria di Einstein secondo il formalismo lagrangiano4.

Grazie a questo passaggio, il matematico tedesco aveva cercato di usare lo stesso approccio visto in precedenza per dimostrare la validità del principio di conservazione ma non fu in grado; invitò quindi Einstein a trovare una soluzione.

Albert Einstein: Integrazione approssimata delle equazioni del campo gravitazionale. Fonte: https://edition-open-sources.org/sources/10/4/index.html

Dopo un anno neanche il fisico tedesco riuscì a venirne a capo; quindi Hilbert decise di rivolgersi ad una persona che all’epoca era la sua assistente, la quale avrebbe avuto le competenze per analizzare il problema da una prospettiva diversa. Questa persona era Amalie Emmy Noether.

Nota

  • Uno spazio funzionale \mathcal{F} ([a, b], \mathbb{R}^n) è l’insieme di tutte le funzioni f: [a, b] \rightarrow \mathbb{R}^n dove [a, b] è un intervallo di \mathbb{R} I suoi elementi sono funzioni.

Bibliografia

  • Rivoluzioni matematiche: il teorema di Noether, Edoardo Provenzi – Le Scienze
  • Enigmi per decifrare il mondo, Cumrun Vafa – Edizioni Dedalo

  1. Un sistema isolato è un sistema che non interagisce in alcun modo con l’ambiente circostante ed una forza conservativa è una funzione che dipende soltanto dalla posizione. ↩︎
  2. Se vi fossero più soluzioni a questo problema, ogni soluzione produrrebbe un estremo (un minimo o un massimo) del funzionale. ↩︎
  3. La gravitazione diventa con Einstein una proprieta’ della geometria dell’Universo ↩︎
  4. Hilbert riscrisse la Teoria della Relatività nell’estate del 1915 ma non la pubblicò per rispettare il lavoro di Einstein; quindi decise di pubblicare il suo lavoro l’anno seguente. ↩︎

I Greci e i Troiani

Procediamo con l’analisi degli asteroidi Greci e Troiani: il punto di partenza è lo stesso dataset usato per l’analisi espresso nell’articolo “I compagni di Giove”: la differenza è che adesso filtriamo il dataset per questa diversa famiglia ed eliminando ancora una volta gli outliers.

I primi record del dataset dei Troiani. (Si noti il primo, l’asteroide di nome Achilles 🙄)

Selezioniamo un sottoinsieme della famiglia di asteroidi (120 oggetti) compreso l’asteroide Achilles, e disegniamo la la distribuzione statica delle loro orbite su un piano visto dall’alto del Sistema Solare alla situazione attuale (Agosto 2023). Ecco la proiezione dei Troiani al giorno 2023-08-18 16:48:26 sul piano del Sistema Solare.

Gli asteroidi di questa famiglia di asteroidi sono co-orbitali all’orbita di Giove e si dividono in due sottogruppi:

  • quelli che precedono Giove (chiamati Troiani)
  • quelli che seguono Giove (chiamati Greci)

La loro inclinazione sul piano orbitale è compresa in un intervallo ± 1 U.A.

Analizziamo ora la dinamica dell’orbita effettuando uno snapshot dell’orbita ad intervalli prefissati. Come per l’analisi precedente viene scritto un software python che fa uso della libreria python rebound: per analizzare un sistema an N-corpi. Si recuperano i parametri di ciascun oggetto dal database New Horizon della NASA: massa (ove possibile), posizione p (x, y, z) e vettore velocità v (vx, vy, vz), quindi si integra la soluzione per un periodo di tempo prefissato.

Il tempo di integrazione scelto è di un anno gioviano: in tal modo possiamo analizzare come cambia l’orbita degli Troiani per ogni rivoluzione di Giove. L’analisi finale contiene sempre 311760 campioni (si veda qui per maggiori dettagli).

Ecco la posizione dei Troiani per un intero anno gioviano (11 frame). I colori rappresentano i seguenti oggetti:

  • arancione: il Sole
  • rosso: Giove
  • blu: l’asteroide Achilles
Gif creata dall’autore che mostra il percorso dei Greci e Troiani.
L’orbita è corotazionale a Giove

Seguendo l’orbita di Achilles per un intero anno gioviano troviamo che:

  • L’asteroide è in rotazione sincrona con Giove.
  • L’asteroide precede sempre Giove. Si trova nel punto lagrangiano L4 e forma un angolo di 60° con il Sole e il Gigante Gassoso.

I due oggetti sono in risonanza di moto medio 1:1. Lo stesso comportamento vale anche per gli altri asteroidi Troiani in compagnia di Achilles. Il sottogruppo dei Greci sono anch’essi in rotazione sincrona di moto medio 1:1 con Giove. Si trovano intorno al punto lagrangiano L5 e seguono sempre Giove.

Il fenomeno si visualizza meglio nel grafico seguente ove viene riportato il modulo della distanza di Achilles (assieme ad altri asteroidi) in un anno gioviano (433 campioni).

Andamento del modulo del vettore distanza di alcuni Troaini. In evidenza la risonanza 1:1 con Giove (in blu)

Ad ogni periodo di Giove corrisponde una rivoluzione di Achilles. il fenomeno è condiviso da tutti gli asteroidi della stessa famiglia (nel grafico ne vengono riportate solo quattro): l’unica differenza riguarda la fase. Notare la differenza con lo stesso grafico riportato nell’analisi della famiglia Hilda: mentre in questo caso le distanza medie sono le circa stesse per tutti I corpi celesti, ovvero 5,2 A.U. (non c’è una componente continua addizionale), gli Hilda invece orbitano più vicini al Sole (distanza media 4.2 A.U.)

Orbita 3D di alcuni Troiani rispetto al Sole. Diagramma dell’autore

In python possiamo disegnare l’orbita di alcuni troiani nello spazio 3D, ove sui tre assi cartesiani indicano la distanza (A.U.), al centro in giallo c’è il Sole, in rosso scuro l’orbita di Giove e con colori differenti le orbite degli asteroidi.

Rispetto alla semplice proiezione 2D dei diagrammi precedenti, il disegno in 3D consente di analizzare meglio la raffigurazione dell’orbita nello spazio.

Alcuni asteroidi possiedono un’orbita molto inclinata, ad esempio:

  • l’orbita di Stentor del sottogruppo dei Greci possiede un’orbita inclinata di 39°sull’eclittica
  • l’orbita di Menestheus del sottogruppo dei Greci possiede un’orbita inclinata di 17° sull’eclittica
  • l’orbita di Iphidamas del sottogruppo dei Troiani possiede un’orbita inclinata di 25° sull’eclittica

Si ipotizza che l’alta inclinazione orbitale sia dovuto al moto di Saturno che ne perturba le orbite.

Orbite di altri Troiani con inclinazione orbitale elevata. Diagramma dell’autore

Proseguiamo con l’analisi sfruttando i dati pubblicamente disponibili dal repository del sito Planetary Data System forniti dalla missione NEOWISE. Scarichiamo il dataset, eliminiamo le colonne superflue per l’analisi e filtriamo sugli oggetti Troiani.

Ecco il contenuto parziale:

Alcuni record del dataset MPC relativi ai Troiani registrati dalla missione NEOWISE

Una breve ispezione dei dati ci dice che il dataset contiene 1860 oggetti di magnitudine assoluta media 12,25 un diametro medio di 20,83 Km ed albedo media (in visuale) 0,07.

Prima ispezione dei dati: analisi della media, scarto e percentili del campione

Procediamo con l’analisi con due diagrammi scatter che mettono in relazione:

  • magnitudine assoluta e diametro degli oggetti
  • albedo (in banda visuale) diametro degli oggetti

All’aumentare della magnitudine (minore luminosità) aumenta il numero di oggetti Troiani con diametro minore. A destra invece vediamo che l’albedo (circa 0,075) si concentra sugli oggetti con diametro 20 Km (in questo diagramma l’asse delle scisse è in scala logaritmica).

Per dare un’idea delle dimensioni di questa famiglia di asteroidi, utilizzando il modulo folium si può proiettare il diametro di alcuni di essi su una mappa geografica centrata sula sede del GAV.

Si edivenzia che:

  • il più piccolo (K09X21Y) d = 3,943 Km
  • 25-percentile (C2862) d = 12,516 Km
  • 50-percentile (Z3218) d = 15,558 Km
  • 75-percentile (B9528) d = 22,097 Km
  • il più grande (00624) d = 147,369 Km

I nomi si riferiscono alla nomenclatura dell’MPC.

Diametro di alcuni Troiani (i quattro percentili principali) riportati su mappa geografica centrata sulla sede del GAV

Concludiamo l’analisi dei Troiani con due istogrammi riguardo alla distribuzione del diametro (istogramma rosso a sinistra) e dell’albedo (istogramma blu a destra).

Istogramma dei Troiani raggruppati per diametro e albedo visuale

Alcune considerazioni

  • La maggior parte degli asteroidi Troaini ha un diametro di 20,83 km. Sono mediamenti piu’ grandi degli Hilda.
  • Si nota anche una maggiore variabilità nella distribuzione del diametro rispetto agli Hilda: l’istogramma è più “largo”.

L’albedo si concentra sul valore compreso fra 0,05 e 0,075 (i Troiani riflettono di più la luce solare degli Hilda) e sono in maggiore numerosità rispetto agli Hilda.

Tutti i grafici sono coerenti con quanto già riportato in letteratura: un indice di bontà dell’analisi amatoriale.

Biografia