Tag: celestial mechanical

I Greci e i Troiani

Procediamo con l’analisi degli asteroidi Greci e Troiani: il punto di partenza è lo stesso dataset usato per l’analisi espresso nell’articolo “I compagni di Giove”: la differenza è che adesso filtriamo il dataset per questa diversa famiglia ed eliminando ancora una volta gli outliers.

I primi record del dataset dei Troiani. (Si noti il primo, l’asteroide di nome Achilles 🙄)

Selezioniamo un sottoinsieme della famiglia di asteroidi (120 oggetti) compreso l’asteroide Achilles, e disegniamo la la distribuzione statica delle loro orbite su un piano visto dall’alto del Sistema Solare alla situazione attuale (Agosto 2023). Ecco la proiezione dei Troiani al giorno 2023-08-18 16:48:26 sul piano del Sistema Solare.

Gli asteroidi di questa famiglia di asteroidi sono co-orbitali all’orbita di Giove e si dividono in due sottogruppi:

  • quelli che precedono Giove (chiamati Troiani)
  • quelli che seguono Giove (chiamati Greci)

La loro inclinazione sul piano orbitale è compresa in un intervallo ± 1 U.A.

Analizziamo ora la dinamica dell’orbita effettuando uno snapshot dell’orbita ad intervalli prefissati. Come per l’analisi precedente viene scritto un software python che fa uso della libreria python rebound: per analizzare un sistema an N-corpi. Si recuperano i parametri di ciascun oggetto dal database New Horizon della NASA: massa (ove possibile), posizione p (x, y, z) e vettore velocità v (vx, vy, vz), quindi si integra la soluzione per un periodo di tempo prefissato.

Il tempo di integrazione scelto è di un anno gioviano: in tal modo possiamo analizzare come cambia l’orbita degli Troiani per ogni rivoluzione di Giove. L’analisi finale contiene sempre 311760 campioni (si veda qui per maggiori dettagli).

Ecco la posizione dei Troiani per un intero anno gioviano (11 frame). I colori rappresentano i seguenti oggetti:

  • arancione: il Sole
  • rosso: Giove
  • blu: l’asteroide Achilles
Gif creata dall’autore che mostra il percorso dei Greci e Troiani.
L’orbita è corotazionale a Giove

Seguendo l’orbita di Achilles per un intero anno gioviano troviamo che:

  • L’asteroide è in rotazione sincrona con Giove.
  • L’asteroide precede sempre Giove. Si trova nel punto lagrangiano L4 e forma un angolo di 60° con il Sole e il Gigante Gassoso.

I due oggetti sono in risonanza di moto medio 1:1. Lo stesso comportamento vale anche per gli altri asteroidi Troiani in compagnia di Achilles. Il sottogruppo dei Greci sono anch’essi in rotazione sincrona di moto medio 1:1 con Giove. Si trovano intorno al punto lagrangiano L5 e seguono sempre Giove.

Il fenomeno si visualizza meglio nel grafico seguente ove viene riportato il modulo della distanza di Achilles (assieme ad altri asteroidi) in un anno gioviano (433 campioni).

Andamento del modulo del vettore distanza di alcuni Troaini. In evidenza la risonanza 1:1 con Giove (in blu)

Ad ogni periodo di Giove corrisponde una rivoluzione di Achilles. il fenomeno è condiviso da tutti gli asteroidi della stessa famiglia (nel grafico ne vengono riportate solo quattro): l’unica differenza riguarda la fase. Notare la differenza con lo stesso grafico riportato nell’analisi della famiglia Hilda: mentre in questo caso le distanza medie sono le circa stesse per tutti I corpi celesti, ovvero 5,2 A.U. (non c’è una componente continua addizionale), gli Hilda invece orbitano più vicini al Sole (distanza media 4.2 A.U.)

Orbita 3D di alcuni Troiani rispetto al Sole. Diagramma dell’autore

In python possiamo disegnare l’orbita di alcuni troiani nello spazio 3D, ove sui tre assi cartesiani indicano la distanza (A.U.), al centro in giallo c’è il Sole, in rosso scuro l’orbita di Giove e con colori differenti le orbite degli asteroidi.

Rispetto alla semplice proiezione 2D dei diagrammi precedenti, il disegno in 3D consente di analizzare meglio la raffigurazione dell’orbita nello spazio.

Alcuni asteroidi possiedono un’orbita molto inclinata, ad esempio:

  • l’orbita di Stentor del sottogruppo dei Greci possiede un’orbita inclinata di 39°sull’eclittica
  • l’orbita di Menestheus del sottogruppo dei Greci possiede un’orbita inclinata di 17° sull’eclittica
  • l’orbita di Iphidamas del sottogruppo dei Troiani possiede un’orbita inclinata di 25° sull’eclittica

Si ipotizza che l’alta inclinazione orbitale sia dovuto al moto di Saturno che ne perturba le orbite.

Orbite di altri Troiani con inclinazione orbitale elevata. Diagramma dell’autore

Proseguiamo con l’analisi sfruttando i dati pubblicamente disponibili dal repository del sito Planetary Data System forniti dalla missione NEOWISE. Scarichiamo il dataset, eliminiamo le colonne superflue per l’analisi e filtriamo sugli oggetti Troiani.

Ecco il contenuto parziale:

Alcuni record del dataset MPC relativi ai Troiani registrati dalla missione NEOWISE

Una breve ispezione dei dati ci dice che il dataset contiene 1860 oggetti di magnitudine assoluta media 12,25 un diametro medio di 20,83 Km ed albedo media (in visuale) 0,07.

Prima ispezione dei dati: analisi della media, scarto e percentili del campione

Procediamo con l’analisi con due diagrammi scatter che mettono in relazione:

  • magnitudine assoluta e diametro degli oggetti
  • albedo (in banda visuale) diametro degli oggetti

All’aumentare della magnitudine (minore luminosità) aumenta il numero di oggetti Troiani con diametro minore. A destra invece vediamo che l’albedo (circa 0,075) si concentra sugli oggetti con diametro 20 Km (in questo diagramma l’asse delle scisse è in scala logaritmica).

Per dare un’idea delle dimensioni di questa famiglia di asteroidi, utilizzando il modulo folium si può proiettare il diametro di alcuni di essi su una mappa geografica centrata sula sede del GAV.

Si edivenzia che:

  • il più piccolo (K09X21Y) d = 3,943 Km
  • 25-percentile (C2862) d = 12,516 Km
  • 50-percentile (Z3218) d = 15,558 Km
  • 75-percentile (B9528) d = 22,097 Km
  • il più grande (00624) d = 147,369 Km

I nomi si riferiscono alla nomenclatura dell’MPC.

Diametro di alcuni Troiani (i quattro percentili principali) riportati su mappa geografica centrata sulla sede del GAV

Concludiamo l’analisi dei Troiani con due istogrammi riguardo alla distribuzione del diametro (istogramma rosso a sinistra) e dell’albedo (istogramma blu a destra).

Istogramma dei Troiani raggruppati per diametro e albedo visuale

Alcune considerazioni

  • La maggior parte degli asteroidi Troaini ha un diametro di 20,83 km. Sono mediamenti piu’ grandi degli Hilda.
  • Si nota anche una maggiore variabilità nella distribuzione del diametro rispetto agli Hilda: l’istogramma è più “largo”.

L’albedo si concentra sul valore compreso fra 0,05 e 0,075 (i Troiani riflettono di più la luce solare degli Hilda) e sono in maggiore numerosità rispetto agli Hilda.

Tutti i grafici sono coerenti con quanto già riportato in letteratura: un indice di bontà dell’analisi amatoriale.

Biografia

Meccanica celeste marziana

Composizione atmosfera marziana

Ed ecco, qual, sorpreso dal mattino,

per li grossi vapor Marte rosseggia

giu’ nel ponente sovra’l suol marino,

Purgatorio II 13 – 15

Si fa un gran parlare (soprattutto in questi ultimi mesi) di quando l’uomo poserà il primo piede sul suolo marziano: dati, ipotesi, scenari, previsioni più o meno vere che si confondono in una miriade di commenti contrastanti. Quanto c’è di vero in quello che servizi in televisione, articoli di giornale dicono? Quanto di tutto ciò è frutto di fantasia e quanto è verosimile? Cerchiamo di riassumere lo stato dell’arte degli attuali sviluppi tecnologici (fine 2016) e piani futuri sulle problematiche ancora irrisolte che una sfida di tale portata porta con sé.

In generale andare nello spazio non è una cosa di poco conto: anche se siamo abituati a vedere l’ennesimo viaggio della Sojuz alla volta dell’ISS (Stazione Spaziale) come se fosse orami una cosa banale, lo spazio rimane un ambiente molto ostile e altrettanto rischioso. Dagli anni ’60 ad oggi Marte è stato oggetto di numerose sonde, rover, lander, orbiter da parte di americani, europei, russi ed indiani: molte son fallite, altre hanno avuto successo. Basandosi sulle statistiche di queste missioni, possiamo dire che a oggi la probabilità di successo di una missione di sola andata su Marte è circa del 47% (poco meno della metà). Questo dimostra ancora una volta come “portare un equipaggio umano su Marte e ritornare sulla Terra in sicurezza” non sia per niente una passeggiata.

Mosaico di immagini di Marte: progetto Viking - Fonte: nasa.gov
Mosaico di immagini di Marte: progetto Viking – Fonte: nasa.gov

Partiamo anzitutto fornendo brevemente alcuni dati sul Pianeta Rosso (fast fact):

  • Marte è arido secco ed ha una temperatura media annuale di -63°C, fa molto freddo.
  • Marte è grande circa la metà della Terra, ma possiede la stessa superficie delle terre emerse del nostro pianeta.
  • Marte possiede una gravità che è circa 1/3 di quella terrestre e impiega 2 anni a fare un giro intorno al Sole: 1 anno marziano equivalgono (più o meno) a due anni terrestri.

Marte ha un’atmosfera così composta:

Composizione atmosfera marziana
Composizione dell’atmosfera marziana

Questo vuol dire l’aria marziana non è per niente respirabile.

  • L’atmosfera marziana è circa 1/100 meno densa di quella terrestre e, per quanto ne sappiamo, alle conoscenze attuali non presenta segni di vita.

Rispetto alla Terra, Marte lungo la sua orbita si trova alle seguenti distanze minime e massime.

Distanza minima: 54,6 * 106 Km

Distanza massima: 401 * 106 Km

Distanza media: 225 * 106 Km

Tanto per avere un’idea delle distanze in gioco, supponiamo che la distanza del braccio dalla punta delle dita fino alla cuffia della spalla sia la distanza Terra – Luna (massima distanza raggiunta da una sonda con equipaggio umano). Questo significa che Marte si trova ad una distanza da me compresa fra 142 m e 1043 m, con una distanza media di 585 m.

  • L’inclinazione dell’orbita marziana rispetto al piano dell’orbita terrestre è di 1,85°; Marte e la Terra quindi non sono complanari.

Partendo da quest’ultimo punto, possiamo farci subito una prima domanda: con quale traiettorie/orbite ottimali possiamo raggiungere Marte? La meccanica celeste e vincoli di budget ci forniscono una risposta. Cerchiamo orbite di trasferimento che sono efficienti dal punto di vista energetico, ovvero che minimizzano il consumo di propellente. Il motivo è duplice: anzitutto il propellente in sé costa, ed in secondo luogo una maggiore quantità di propellente da trasportare aumenta notevolmente la massa complessiva del razzo da portare in orbita riducendo il carico utile per gli astronauti (payload), e ancora una volta, questo fa aumentare i costi.

Prima di proseguire, dobbiamo ora introdurre l’ipotesi semplificativa molto forte supponendo che le orbite di Marte e della Terra siano complanari (2D). Sotto questa ipotesi nel 1925 Walter Hohmann capì che il metodo più economico per spostare un corpo dall’orbita interna ad una più esterna è quello di metterlo in un’orbita ellittica tangente ai punti di partenza e di arrivo. Utilizzando la terza legge di Keplero, possiamo calcolare la durata teorica di un viaggio Terra – Marte utilizzando la semi ellisse di Hohmann come traiettoria di una astronave diretta su Marte; il risultato finale dice che ci si impiega teoricamente 0.77 anni, ovvero circa 9 mesi, per arrivarci. Supponendo di eseguire delle correzioni di rotta lungo il tragitto possiamo scendere fino a 7 mesi di viaggio.

Orbita di trasferimento di Hohmann
Orbita di trasferimento di Hohmann (semi ellisse verde). Fonte: http://ccar.colorado.edu/asen5050/projects/projects_2014/VonHendy_Michael/results.html

Nella realtà la cosa non è così semplice, perché bisogna considerare anche l’anomalia di Marte sull’eclittica, quindi bisogna trovare delle orbite di trasferimento ottimali nello spazio (in 3D), ma nel complesso, se confrontiamo questo tempo con quello impiegato dalle sonde passate, i tempi di un viaggio di andata su Marte hanno lo stesso ordine di grandezza di quello riportato sopra (cambia l’orbita, ma di poco i tempi).

Calcoli semplificati per un trasferimento di Hohmann
Calcoli semplificati dell’autore per un trasferimento di Hohmann

Le stesse considerazioni valgono anche per un viaggio di ritorno da Marte in direzione Terra, per cui un ipotetico team di astronauti impiegherebbe circa 15 mesi della missione per il solo viaggio di a/r.

Una volta giunti su Marte quanto tempo bisogna attendere prima di ritornare indietro? Ha senso cioè fare una missione di andata e ritorno come sulla Luna (missione pianta – bandiera) oppure sfruttare al massimo la missione e rimanere più a lungo sul Pianeta Rosso? Ceteris paribus, anche per questa domanda la meccanica celeste ci viene in aiuto con una risposta. Affinché si possano sfruttare le orbite di trasferimento di Hohmann, è necessario che entrambi i pianeti di partenza e destinazione siano allineati nella giusta posizione reciproca in modo tale che l’equipaggio si trovi nel punto di destinazione con la stessa velocità e direzione del corpo sul quale si intende arrivare. Per fare un esempio banale (lo stesso che riporta anche la NASA), se devo lanciare la palla di football a un mio compagno di squadra in movimento, non posso lanciarlo quando mi pare, ma il mio cervello deve calcolare approssimativamente la velocità e direzione del lancio in modo che la palla arrivi nel punto di destinazione desiderato fra le braccia del mio compagno che nel frattempo si è mosso dal punto.

Lo stesso avviene con la meccanica celeste: bisogna aspettare un periodo di tempo pari a 458 giorni prima che si raggiunga una configurazione Terra – Marte ideale per il trasferimento orbitale di ritorno. Ciò vuol dire che gli astronauti dovranno restare più di un anno (terrestre) su Marte isolati (con quello che ne consegue) prima di aver occasione di far rientro a casa. Se prendiamo in considerazione anche i viaggi di andata e ritorno ci troviamo di fronte ad un progetto di missione che richiede circa 1000 giorni di permanenza nello spazio con un equipaggio di 4/5 persone a decine di milioni di chilometri di distanza senza l’aiuto esterno!!! Ecco perché andare su Marte non è una passeggiata; ma occorre pianificare con estrema cura tutti i passi del progetto ed affrontare ogni criticità di missione.

Non solo siamo vincolati nelle decisioni relative al viaggio di andata/ritorno, ma non possiamo decidere neanche quando partire: così come per il ritorno, anche per l’andata dobbiamo aspettare la posizione favorevole dei due pianeti. La posizione ideale si verifica quando Marte (pianeta esterno) è nelle vicinanze dell’opposizione alla Terra (pianeta interno), ovvero in prossimità della minima distanza fra i due. Ad ogni opposizione si apre una finestra di lancio utile per mandare una sonda/astronave su Marte utilizzando un’orbita di trasferimento ottimale: ovviamente possiamo calcolare in anticipo le date di questo fenomeno, così da poter pianificare i viaggi. Nel caso di Terra – Marte, le opposizioni si verificano ogni 26 mesi: ciò significa che ogni 26 mesi, quando Marte si avvicina alla minima distanza dalla Terra, e’ possibile sfruttare una finestra di lancio con destinazione il Pianeta Rosso.

Anche se Marte raggiunge periodicamente la minima distanza dalla Terra, questo non vuol dire affatto che questo valore sia costante, perché varia a seconda della posizione reciproca delle orbite. La serie di distanze minime varia da un minimo ad un massimo. Nel 2003 per esempio avevamo raggiunto un minimo (fra i minimi) di soli 0.372 u.a. (Unita’ astronomiche) , cosa che si ripeterà solo nel 2729.

Prossime opposizioni Terra - Marte
Prossime opposizioni Terra – Marte con i minimi di distanza in termini di Unita’ Astronomiche

Esistono alternative? Si, esistono: per esempio possiamo decidere di non sfruttare orbite di trasferimento ottimali per il ritorno, e decidere di ripartire subito da Marte nel giro di pochi giorni dopo l’arrivo. Anche in questo caso la meccanica celeste ci dà una risposta: gli astronauti devono inserirsi in un’orbita di rientro molto stretta che prevede un fly-by (passaggio ravvicinato) presso Venere in modo da sottrarre ad esso l’energia potenziale necessaria per inserirsi nell’orbita di rientro per la Terra. Si tratta pero’ di una soluzione impossibile sotto vari aspetti; fra tutti questi basti considerare l’enorme quantità di radiazioni che un equipaggio è costretto a subire passando ad una distanza così vicina al Sole, pertanto sembra proprio che se si va su Marte, si andrà per restare.

(continua)

Riferimenti