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Molti Universi – Parte I

Anche se puo’ sembrare una fantasia, il titolo del presente articolo potrebbe contenere un fondamento di verita’, almeno secondo le idee di alcuni riceracatori e studiosi del secolo scorso; secondo questi ultimi, il nostro Universo, potrebbe far parte di un impianto cosmologico piu’ grande in cui esistono piu’ universi. Se per qualcuno puo’ sembrare mera speculazione, per altri si e’ trattato di formulare una teoria che in modo coerente potesse estendere e spiegare due concetti attualmente fra loro incompatibili: il mondo atomico dominato dalla meccanica quantistica con il mondo della realta’ macroscopica.

Al contrario di quello che succede nel mondo macroscopico dove esiste una relazione causa – effetto, quello che succede nel mondo microscopico, a livello atomico, è legato alla meccanica quantistica, ovvero in termini di probabilità. Questa natura probabilistica è intrinseca della natura; non dipende dallo strumento di misura o dalla sua approssimazione: semplicemente esiste.

Consideriamo ad esempio la posizione di un elettrone; matematicamente è descritta da una funzione (funzione d’onda ) che e’ in relazione con la probabilità di trovarlo in una certa posizione: finché non effettuiamo la misura (la verifica di un evento) esso si trova ovunque all’interno della sua nube elettronica di probabilità.

Caratteristiche della funzione d’onda: il modulo quadro e’ proporzionale alla P(x,t) e la sua totalita’ indica la certezza dell’evento

L’elettrone si trova in uno stato di indeterminazione che viene risolto solo dopo aver portato a termine la misura: in questo modo l’indeterminazione scompare per far emergere un valore (l’esito della posizione). Semplificando, è come se la misura faccia collassare la funzione di probabilità P(x, t) al valore che l’osservatore sperimenta. La misura cambia lo stato del sistema quantistico (livello microscopico) facendo emergere un risultato ben definito nella realtà macroscopica: questa spiegazione si chiama interpretazione di Copenaghen, dal nome della città in cui negli anni ’20 Bohr, Heisenberg ed altri studiosi formularono questa idea. L’interpretazione di Copenaghen era, ed è ancora, la spiegazione più diffusa ma a partire dalla metà degli anni ’50 è iniziata ad affiancarsi la teoria del multiverso grazie ai lavori di un fisico americano Hugh Everett (1930 – 1982).

Il fisico Hugh Everett. Durante i suoi studi ebbe modo anche di lavorare sul tema della sicurezza nazionale per per il governo americano. Fonte: http://www.azquotes.com/quote/1121460

Inizialmente non venne presa molto sul serio, finché negli anni successivi le venne data maggior spazio negli ambienti accademici. Rispetto all’interpretazione di Copenaghen la Teoria del Multiverso (o Molti Universi) ha comunque il pregio – seppur non dimostrabile – di essere coerente, elegante e di cercare di uniforare due visioni differenti della Natura.

Il concetto alla base dell’ipotesi di Everett consiste nel considerare anche l’osservatore come parte integrante del sistema quantistico; in tal modo sia l’esperimento che la misura contribuiscono sullo stesso piano al collasso della funzione di probabilità. Quando l’osservatore con il suo strumento effettua la misurazione di uno stato quantico (supponiamo per semplicità di considerare solo due stati A e B) contribuisce in maniera probabilistica al risultato dell’esperimento: il fatto che noi nella realtà osserviamo il collasso della funzione in uno solo dei due stati (A, per esempio) significa che abbiamo sperimentato solo una delle due possibili realizzazioni del processo di misura (la nostra realtà), ma esisterà una seconda realtà parallela in cui il risultato della misura dello stato quantico sara’ B. In quest’ottica l’esito dell’esperimento si sdoppia in due realtà contemporanee in due universi distinti secondo la probabilità di occorrenza dell’evento; noi vivendo solo in uno dei due universi (il primo) sperimentiamo solo uno dei due (universo in cui il risultato della misura è A) senza interagire con l’altro universo che sperimenterà il risultato B.

Interazione fra mondo quantistico (a sininstra) e mondo reale (a destra). In ogni Universo si sperimenta solo uno dei possibili esiti distinti. Disegno dell’autore.

Il concetto si generalizza ad ogni possibile scelta associata alla distribuzione di probabilità: n possibili esiti ognuno di probabilità di realizzazione Pi (x) con 1 ≤ i ≤ N, daranno luogo a n possibili risultati, ognuno sperimentabile nel suo universo locale. Il film Sliding Doors (1998) rappresenta un buon esempio per spiegare questo concetto: la protagonista sperimenta due vite parallele ed indipendenti che nascono in seguito ad un evento che crea un bivio nella sua vita ad inizio film (perde il treno della metropolitana). Nella teoria dei Molti Universi ogni interazione fra il mondo quantistico (microscopico) con il mondo reale (macroscopico) causa una ramificazione della realtà in funzione delle opzioni di scelta; ogni possibile esito avrà luogo in un proprio universo distinto e isolato dagli altri. L’osservatore quindi può sperimentare solo il suo esito, quello all’interno del suo Universo – realtà.

Quale connessione c’è fra lo spazio degli eventi, e quindi gli Universi – esito, con il nostro Universo attuale in cui esistiamo? A parte speculazioni, gli astronomi hanno cercato di formulare delle ipotesi eleganti a partire dalla teoria attualmente più accreditata dell’evoluzione del nostro Universo: il Big Bang.

Dallo studio della radiazione cosmica di fondo sappiamo che l’età dell’Universo è di circa 13,8 miliardi di anni: e che a partire dai primissimi istanti dopo il Big Bang (10-35 secondi) l’Universo ha subito un’espansione enorme in un istante di tempo brevissimo (10-30 secondi) che ne ha aumentato le dimensioni di un fattore di 1030. Questa espansione, che va sotto il nome di teoria dell’inflazione, si è compiuta a velocità superluminali  (la Teoria della Relatività lo consente, in quanto solo l’informazione non può superare tale limite) ed è una dei pilastri della Teoria del Big Bang. Il significato che sottende questo processo non è ancora chiaro; si suppone sia dovuto alla rottura della simmetria delle equazioni che cercano di descrivere (dovrebbero) le interazioni fra le quattro forze fondamentali: la Teoria del Tutto (continua).

 

Riferimenti

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