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Le osservazioni degli arabi

Le osservazioni degli arabi

Gli arabi compilarono numerosi zīj in cui venivano tabulate formule, tabelle moltiplicative utilizzando il sistema sessagesimale. Queste tavole servivano di aiuto per risolvere, in maniera molto più veloce, problemi di astronomia sferica quali il calcolo del tempo nota l’altezza del Sole. Introdussero in concetto di seno e coseno sostituendo il concetto di corda (probabilmente ereditandolo dagli indiani.

Strumento per convertire le coordinate celesti dal sistema eclittico in quelle equatoriali. Si chiama zarqalliyya dal nome dell'inventore al-Zarqallu.
Strumento per convertire le coordinate celesti dal sistema eclittico in quelle equatoriali. Si chiama zarqalliyya dal nome dell’inventore al-Zarqallu. Fonte: Storia della scienza – gli strumenti, BPM.

I programmi osservativi portarono anche alla precisione di alcune misure già effettuate in passato da altri astronomi: tra i risultati ricordiamo:

  • Ibn Yunus fu fra i primi a calcolare il valore della precessione degli equinozi con precisione. Stimò un valore di 1° ogni 70 anni e 1/4 (molto vicino al valore attuale di 1° ogni 72 anni).
  • Omar Khayyam (1048 – 1131) sviluppò un calendario solare molto più accurato di quello giuliano allora in uso in Europa. Il suo calendario però non fu mai usato, in quanto gli arabi adottarono un calendario puramente lunare. Il suo calendario fu molto più accurato di quello giuliano allora in uso in Europa con una lunghezza del giorno che si accorda con i risultati moderni fino alla sesta cifra decimale.
  • al-Battānī determinò la lunghezza dell’anno solare. Stimò un valore di: 365d 5h 46m 24s. Valore riportato in diversi zij e citati anche da Copernico nella sua opera “De Revolutionibus“. Fu autore di alcune tavole astronomiche conosciute in Europa con il nome di “De Scientia Stellarum“. Le sue osservazioni viaggiarono dalla Spagna all’Europa e vennero tradotte in Latino.
  • al-Farghānī stimò il diametro della Terra in 6500 miglia. Scrisse i “Rudimenta astronomica”: un trattato che ebbe un’influenza notevole in Occidente. Venne tradotto in Latino a Toledo (da Giovanni da Siviglia) e da Gherardo da Cremona nel XII secolo: insieme a “De Sphera Coeli” costituì per Dante un testo per l’apprendimento dell’astronomia nella “Vita Nova” e ne “La Divina Commedia”.