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La riforma giuliana

Come già discusso in un precedente articolo, la riforma giuliana venne introdotta da Giulio Cesare nel 45 a.C. con i preziosi consigli di Sosigene (il quale si ispirò al calendario di Eudosso) conosciuto durante la campagna di Egitto.

A causa della scarsa conoscenza delle intercalazioni fu necessario riallineare l’inizio del nuovo anno calendariale con l’anno solare, pertanto Cesare inserì due mesi intercalari fra novembre e dicembre di 445 – 365 = 80 giorni per portare il calendario romano in fase con le stagioni.

Riassumendo:

  • 707 a.U.c (47 a.C.) ultimo anno del calendario di Numa Pompilio.
  • 708 a.U.c. (46 a.C.) Ultimus annus confusionis
  • 709 a.U.c. (45 a.C.) Primo anno giuliano completo con 366 giorni con termine a Dicembre.
  • 712, 715, 718, 721, 724 a.U.c. furono anni erroneamente bisestili. Per correggere l’errore Augusto sospese il computo dei bisestili dal 746 al 761 a.U.c.
  • A partire dal 761 – 753 a.U.c. = 8 d.C. si considerano anni bisestili (366 giorni) tutti gli anni divisibili per 4.
  • A partire dal 761 – 753 a.U.c. = 8 d.C. si considerano anni comuni (365 giorni) tutti gli anni che non sono divisibili per 4.

E’ necessario fare una precisazione sulla datazione: con la sigla a.U.c. si intende ab Urbe Condita, ovvero un sistema di conteggio basato sull’anno della fondazione di Roma (21 Aprile 753 a.C), mentre d.C. indica dopo Cristo e fa riferimento alla datazione degli anni introdotta da Dionigi il Piccolo che considera come anno di riferimento la nascita di Cristo.

Ovviamente Dionigi non poteva conoscere l’anno 0 pertanto non lo considerò nei suoi calcoli, mentre oggigiorno gli astronomi (per fortuna) lo considerano; si ottiene così uno sfasamento nella datazione degli anni che rispecchia il seguente schema:

Datazione astronomica -3 -2 -1 0 1 2 3
Datazione di Dionigi 4 a.C. 3 a.C. 2 a.C. 1 a.C. 1 d.C. 2 d.C. 3 d.C.

Facciamo ora alcune considerazioni sul calendario giuliano.

  • La durata media dell’anno giuliano è di (365 x 3 + 366) / 4 = 365,25d.
  • La durata media di un mese è di 30,44d
  • E’ ciclico, ha una periodicità di 365 x 4 + 1 =1461d
  • Il 1 Gennaio venne considerato come data del primo giorno dell’anno (capodanno), anche se la regola non venne del tutto recepita nei secoli successivi, in quanto in Europa continuarono ad utilizzare capodanni differenti a seconda dello stile calendariale in uso.

La data dell’equinozio venne fissata, in accordo con la cultura latina, il 25 Marzo e, data la semplicità d’uso, venne adottato dalla Chiesa fin dai primi secoli dell’era cristiana, sul quale vennero inseriti i giorni della settimana.

Grazie alla cultura alessandrina ed alla grande quantità di osservazioni celesti di studiosi quali Ipparco, sappiamo che all’epoca della riforma la durata dell’anno tropico era di 365,2467d, e questo voleva dire uno scarto di 365,25 – 365,2467 = 0,0033d (4m e 45s) ogni anno, oppure che è lo stesso, uno scarto di 1d ogni 303y.

La durata dell’anno tropico oggi vale  365,24219d, quindi lo scarto in realtà era di 11m 12s all’anno, il che comportava uno sfasamento di 365,25 – 365,24219 =  0,00781d, pari a 1d ogni 128y.

Dopo 46y + 325y = 371y lo sfasamento del calendario gregoriano rispetto al ciclo delle stagioni era salito a circa 2,89d. La data 325 d.C. rappresenta l’anno in cui si ebbe il primo Concilio Ecumenico cristiano della storia, il concilio di Nicea con lo scopo di unificare le divergenze dottrinali nelle comunità cristiane, tra le quali il compito di definire il calcolo della data della Pasqua. Dato che la Resurrezione di Cristo che avvenne durante la Pasqua ebraica (Pesha) si basa su una combinazione fra un giorno settimanale (Domenica), un calendario lunare (quello ebraico) e la data dell’equinozio, era necessario avere un calendario il più preciso possibile ed un metodo di calcolo per poter stabilire negli anni a venire tale festività.

Come si vede dalla figura è evidente lo sfasamento fra la data dell’equinozio reale (legata all’anno tropico) e quella del calendario giuliano, quindi, fra le varie decisioni prese durante il Concilio di Nicea, vi fu l’anticipazione della data dell’equinozio dal 25 Marzo al 21 Marzo, come un’implicita ammissione che il calendario giuliano non era più in fase con il ciclo delle stagioni. A questo punto, una volta fissato per sempre il giorno calendariale dell’equinozio, venne stabilito in maniera univoca il giorno della Pasqua come la prima domenica successiva al primo plenilunio di primavera.

Una volta definito per sempre ed immutabile il giorno dell’equinozio è possibile quindi calcolare la data della Pasqua per il calendario giuliano in maniera molto semplice, inoltre dato che ci sono 19 pleniluni all’interno del ciclo di Metone ed il ciclo solare del calendario dura 28 anni, si ottiene, sempre per il calendario giuliano, una periodicità della data della Pasqua di 19 x 28 = 532y.

Il calcolo della Pasqua quindi divenne un’attività da computisti, ovvero da esperti di calcolo calendariale; fra essi si distinsero Beda il Venerabile e Dionigi basandosi su un calendario che dal IV secolo in poi una diffusione enorme in tutta Europa fra tutti gli strati sociali per gli usi più comuni: lavoro, tasse, pagamento dei debiti e quanto altro.

Ovviamente, il fatto di aver riportato la data dell’equinozio al 21 Marzo (data effettiva dell’equinozio al tempo di Nicea) non interruppe il progressivo ma lento sfasamento con il ciclo delle stagioni, tanto da richiedere  in capo a 1000 anni un secondo aggiustamento. (continua)