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Giordano Bruno

Giordano Bruno nacque nel 1548 a Nola nel Regno di Napoli e venne battezzato con il nome di Filippo in onore all’erede al trono di Spagna Filippo II; nel 1565 entrò nel convento dei domenicani di S. Domenico Maggiore in Napoli e, come da regola monastica, rinunciò al suo nome per prendere il nome di Giordano in onore del frate Giordano Crispo, suo insegnante di metafisica.

Fece un solo anno di noviziato fino al 16 giugno 1566 solo per dedicarsi ai suoi studi prediletti quali la filosofia, con la sicurezza e la protezione che gli garantiva l’ordine, quindi nel 1575 conseguì il titolo di Dottore in Teologia con una tesi su Tommaso D’Aquino.

Fin dalla Laurea si distinse per la sua libertà di spirito; venne richiamato più volte per aver staccato dalla sua cella i ritratti dei santi e sorpreso a leggere i libri di Erasmo (1466 – 1536) messi all’indice. Nel 1576, ormai insofferente alle discipline ecclesiastiche e dopo una denuncia da un domenicano, lasciò l’abito monastico per iniziare il suo peregrinare in molte città in Europa.

Iniziò a condurre una vita sempre in fuga; in quindici anni durante i suoi esili aderì a tutte le forme allora correnti di cristianesimo (cattoliche o riformate) per essere poi scomunicato. Inizialmente accolto con rispetto le corti ammirarono la sua cultura, la sua eloquenza e la sua padronanza dell’arte della memoria (mnemotecnica); tale capacità era tenuta molta in considerazione in un’epoca in cui la stampa iniziava a muovere i primi passi ma in nessun posto riesce a trovare un riparo duraturo; le sue dottrine urtano senza tregua le credenze dei suoi ospiti, di qualsiasi fede siano.

Tra il 1576 ed il 1584 fece tappa in diverse città fra cui Venezia, Brescia, Ginevra e Tolosa, ma qui la guerra fra cattolici ed Ugonotti lo convinsero di andarsene. Nel 1581 venne accolto da Enrico III (re di Francia) che gli concesse una cattedra al Collegio reale di filosofia ed astronomia. Gli venne impedito di esercitare alla Sorbona in quanto le regole di quel tempo imponevano a tutti di assistere alle funzioni religiose ma durante le sue lezioni incontrò sempre una feroce opposizione da parte degli aristotelici.

Nel 1584 infine si trasferì in Inghilterra presso la corte di Elisabetta I dove diede lezioni ad Oxford e ebbe modo di pubblicare i suoi più importanti lavori, ma è inviso agli aristotelici: la teoria copernicana non è affatto gradita.

Decise di tornare in Francia nel 1585 ma Enrico II lo mette al bando, quindi si trasferiscì in Germania (Wittemberg) l’anno successivo. Alla fiera del libro a Francoforte conobbe Giambattista Ciotti e Brittano che lo convinsero a ritornare in Italia, e precisamente a Venezia presso la casa di Giovanni Mocenigo. Egli era un ricco veneziano che desiderava imparare la geometria e l’arte della memoria, ma il 23 maggio 1592 venne denunciato all’Inquisizione con il pretesto che Giordano Bruno non gli avrebbe trasmesso tutte le sue tecniche.

Venne quindi rinchiuso a San Domenico.

In quel periodo il “Tribunale dell’Inquisizione” aveva lo scopo di estirpare l’eresia con ogni mezzo e portare l’eretico al pentimento ed all’abiura. L’attività veniva svolta da appositi tribunali ecclesiastici nati per iniziativa della Chiesa Cattolica con l’incarico di garantire l’unità della fede. Il processo a Giordano Bruno durò otto anni e dalle minute delle interrogazioni è stato permesso agli storici di ricostruire il suo pensiero. Oltre ai suoi pensieri circa la magia che ebbero un peso trascurabile nella sua condanna, l’approfondimento degli interrogatori vertevano nella sua concezione dell’Universo e tale pensiero lo condusse al patibolo.

Il pensiero aristotelico si basava sul fatto che la Terra fosse immobile al centro dell’Universo circondata dai pianeti allora conosciuti e da una sfera di stelle fisse immobili. Il cosmo era considerato un mondo puro ove nulla può cambiare e la Terra impura e gli unici moti possibili dei corpi sarebbero stati il moto uniforme ed il moto circolare. L’epoca in cui visse Giordano Bruno indirizzò l’astronomia e il pensiero scientifico verso un nuovo orientamento in un’epoca in cui le prime osservazioni (Copernico, Galileo e Newton) iniziarono ad imporre una revisione.

La Chiesa assunse come Dogma gli insegnamenti di Aristotele, ma Bruno che aveva uno spirito scientifico e contrappose un sistema (Universo) coerente diverso da quello di Aristotele. Egli si documentò leggendo due autori che erano passati (quasi) inosservati ma che portavano una critica alla fisica aristotelica: Nicola Cusano (1401 – 1464) e Nicolò Copernico (1473 – 1543).

Bassorilievo raffigurante  Nicola Cusano - Bressanone (BZ)

Bassorilievo raffigurante Nicola Cusano – Bressanone (BZ)

Nicola Cusano fu il primo a mettere in discussione la concezione aristotelica del mondo: secondo lui l’Universo non era ne finito ma neanche infinito ma soltanto senza termine; cioè non è possibile conoscerne i limiti. Ne conseguiva che la Terra non era più al centro dell’Universo dato che non era più  possibile trovare centri fisici in un “oggetto” che non ha termine.

Immagine del profondo cielo ripreso da HST

Il suo ragionamento però non era basato su nessun concetto scientifico, al contrario di Nicolò Copernico (canonico polacco) che considerava un Universo di dimensione finita in cui al centro di esso ci fosse il Sole ed una sfera immobile di stelle fisse ai confini di esso.

Sulla base di queste considerazioni Bruno interpretò il sistema copernicano: non esisteva più la sfera immobile di stelle fisse di Copernico, le stelle erano viste come tanti soli pari ad un numero infinito da cui dipendono infiniti astri distribuiti in un Universo infinito. Secondo Bruno tutto è movimento nell’Universo, tutto è animato e la Terra è un pianeta come gli altri. Bruno proclamò l’identica natura del Sole e delle altre stelle sostenendo anche che la vita intelligente sia distribuita un poco dappertutto. L’Universo infinito è composto da tanti mondi chiusi separati da vuoti ed incomunicabili fra loro.

Durante il processo Bruno rifiutò l’accusa di eresia in quanto non predicava ma cercava solo la verità sul principio primo dell’Universo; la Chiesa invece dal canto suo ribatteva ipotizzando che se ci fossero stati molti tipi di umani e se l’Universo non fosse stato finito allora Adamo non sarebbe stato più il padre comune dell’Umanità.

Secondo Bruno invece, Dio andava cercato in tutte le cose e nella materia che costituisce l’Universo. Oggigiorno non è facile determinare se le teorie di Giordano abbiano avuto influenza sui moderni astronomi, ma resta il fatto che dopo di lui la teoria di Copernico è stata portata a conoscenza di un vasto pubblico e quindi vietata; Bruno quindi ha svolto un ruolo di rilevanza nella storia dell’evoluzione del processo scientifico.

Durante il processo Bruno negò quanto potè su alcuni punti della sua dottrina confidando che gli inquisitori conoscano ciò che ha fatto; egli giustificava le differenze fra le sue concezioni con il Dogma con il fatto che un filosofo, ragionando con il “lume naturale” poteva giungere a conclusioni discordanti dalla fede senza per questo essere considerato un eretico.

Il 17 Febbraio venne condannato al rogo in Campo dè Fiori  in Roma.

Bruno scrisse numerose opere sia in italiano che in latino, fra le quali ricordiamo alcuni Trattati sulla memoria (Clavis Magna). Le opere filosofiche più importanti, nelle quali difende la filosofia di Copernico vennero pubblicate a Londra: “La cena delle ceneri” (1584), “De la causa, principio et uno” (1584), “De l’infinito universo et mondi” (1584) ed una commedia dal titolo “Il Candelaio” (1582).

Bibliografia


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